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[Prosegue...]
Alcuni autori hanno difeso e diffondono concezioni erronee sul ministero ordinato nella Chiesa. Tramite l’applicazione di un metodo esegetico scorretto, hanno separato Cristo dalla Chiesa, come se non fosse nella volontà di Gesù Cristo fondare la sua Chiesa. Una volta rotto il vincolo tra la volontà di Cristo e la Chiesa, si cerca l’origine della costituzione gerarchica della Chiesa in ragioni puramente umane, frutto di mere congiunture storiche. S’interpreta così la testimonianza biblica sulla base di presupposti ideologici, selezionando alcuni testi ed elementi e dimenticandone altri. Si parla di “modelli di Chiesa” che sarebbero presenti nel Nuovo Testamento: di fronte alla Chiesa delle origini, “caratterizzata dal discepolato e dal carisma”, libera da vincoli, sarebbe nata poi la Chiesa “istituzionale e gerarchica”. Il modello di Chiesa “gerarchica, legale e piramidale”, sorto successivamente, sarebbe distante dalle affermazioni neotestamentarie, che pongono l’accento sulla comunità e sulla pluralità dei carismi e ministeri, così come sulla fraternità cristiana, intesa nel suo complesso come sacerdotale e consacrata. Questo modo di presentare la Chiesa non ha fondamento reale nella Sacra Scrittura né nella tradizione ecclesiale e deforma gravemente il disegno di Dio sul Corpo di Cristo che è la Chiesa, portando i fedeli su posizioni di scontro dialettico.
[...]
In modo analogo, alcuni negano la distinzione tra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale.
[...]
Gli errori ecclesiologici segnalati si esprimono anche attraverso l’esistenza di gruppi che propagano e divulgano sistematicamente insegnamenti contrari al magistero della Chiesa su questioni di fede e di morale. [...] Attraverso queste manifestazioni si offre una concezione deformata della Chiesa, secondo la quale esisterebbe un confronto continuo e inconciliabile tra la “gerarchia” e il “popolo”. La gerarchia, identificata con i vescovi, è presentata con tratti alquanto negativi: fonte di “imposizioni”, di “condanne” e di “esclusioni”. Di fronte a essa, il “popolo” con cui s’identificano questi gruppi è presentato con tratti opposti: “liberato”, “plurale” e “aperto”. Questo modo di presentare la Chiesa implica l’invito esplicito a rompere con la gerarchia e a costruire, in pratica, una “Chiesa parallela”. Per questi gruppi, l’attività della Chiesa non consiste principalmente nell’annuncio della persona di Gesù Cristo e nella comunione degli uomini con Dio, che si realizza mediante la conversione di vita e la fede nel Redentore, bensì nella liberazione da strutture oppressive e nella lotta per l’integrazione di gruppi emarginati, secondo una prospettiva prevalentemente immanentista.
[...]
Esiste inoltre un dissenso silenzioso che promuove e difende la disaffezione verso la Chiesa, considerando questo un legittimo atteggiamento critico rispetto alla gerarchia e al suo magistero, giustificando il dissenso all’interno della Chiesa stessa, come se un cristiano non potesse essere adulto senza prendere una certa distanza dagli insegnamenti magisteriali. Dietro a questo atteggiamento si cela frequentemente l’idea che la Chiesa attuale non obbedisca al Vangelo e che occorra lottare “dal di dentro” per arrivare a una Chiesa futura autenticamente evangelica. In realtà, non si cerca la vera conversione dei suoi membri, la sua purificazione costante, la penitenza e il rinnovamento, bensì la trasformazione della stessa costituzione della Chiesa, per adattarla alle opinioni e alle prospettive del mondo. Questa posizione trova appoggio in membri di centri accademici della Chiesa e in alcune case editrici e librerie gestite da istituzioni cattoliche. Grande è il disorientamento che tale modo di procedere causa tra i fedeli.
[...]
Il risultato è un radicale relativismo, secondo il quale qualunque opinione sui temi della morale sarebbe ugualmente valida. Ognuno possiede “le sue verità” e tutt’al più, nell’ambito dell’etica, si può aspirare a dei “minimi condivisi”, la cui validità non potrà andare oltre il presente e nel quadro di determinate circostanze. La radice più profonda della crisi morale che colpisce gravemente molti cristiani è la frattura esistente tra fede e vita: un fenomeno annoverato dal concilio Vaticano II “tra i più gravi errori del nostro tempo”.
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Pensiamo a come è stato usato il cinema parrocchiale... a certi incontri organizzati nella nostra parrocchia... a certe "testimonianze"...
Forse anche a Vanzago abbiamo avuto ed abbiamo dei "cattivi maestri".
Il Vangelo avverte: "Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete". (Mt 7, 15-16)
Forse la crisi della comunità cattolica di Vanzago è solamente il frutto di questi falsi profeti.
Sappiamo riconoscerli?

La comunità parrocchiale (parrocchia e oratorio) di Vanzago è in crisi, si sa.
Ogni tanto si sente dire che la colpa è del don Angelo o della mancanza del coadiutore.
Ma siamo sicuri che sia così?
La risposta arriva da lontano, precisamente dalla Spagna.
La Chiesa spagnola è in crisi; ma i vescovi spagnoli, in un documento scritto d'intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede, non danno la colpa a Zapatero.
Bensì ai "cattivi maestri".
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Eccone alcuni stralci:
"Non sono pochi coloro che all’ombra di un Concilio inesistente, tanto nella lettera quanto nello spirito, hanno seminato agitazione e inquietudine nel cuore di molti fedeli.
[...]
Pretendere che le “rivelazioni” di altre religioni siano equivalenti o complementari alla rivelazione di Gesù Cristo significa negare la verità stessa dell’incarnazione e della redenzione.
[...]
Suscitare dubbi e diffidenze nei confronti del magistero della Chiesa, anteporre l’autorità di determinati autori a quella del magistero o considerare le indicazioni e i documenti magisteriali semplicemente come un “limite” che ostacola il progresso della teologia e che si deve “rispettare” per motivi esterni alla teologia stessa, è all’opposto della dinamica della fede cristiana.
[...]
Determinate teorie erronee sul mistero di Cristo, che sono passate dagli ambiti accademici ad altri più popolari, alla catechesi e all’insegnamento scolastico, sono motivo di tristezza. In tali teorie non si fa riferimento alla divinità di Gesù Cristo o la si considera espressione di un linguaggio poetico privo di contenuto reale, negando, di conseguenza, la sua preesistenza e la sua filiazione divina. La morte di Gesù viene così spogliata della sua valenza redentrice e considerata come il risultato dello scontro con la religione del suo tempo. Cristo è considerato prevalentemente dal punto di vista dell’etica e della dinamica di trasformazione della società: secondo questa prospettiva egli sarebbe semplicemente l’uomo del popolo che si schiera dalla parte degli oppressi e degli emarginati al servizio della libertà.
[Continua...]

A Roma si è concluso il "tavolo della pace".
Invitati: Condoleeza Rice e Kofi Annan; piatto unico: conflitto israelo-libanese.
Ma i pacifisti dove stavano?

[Prosegue...]
Il secondo motivo, per cui nacquero così tante strutture sociali in quel periodo, è di natura religioso-culturale.
Dalla breccia di Porta pia fino al concordato del 1929, la Chiesa italiana si trovava in una situazione di franca oppressione*. Oltre all'occupazione militare dello Stato Pontificio (senza nessuna giustificazione, nè dichiarazione di guerra), il papa "prigioniero in Vaticano", processioni vietate, soppressione di ordini e congregazioni religiose e confisca dei loro beni, divieto di riunione ed associazione, vescovi in esilio, in carcere o espulsi, diocesi lasciate senza guida quando il vescovo moriva, centinaia di sacerdoti incarcerati e persino fucilati... il caso più famoso è senz'altro quello di don Davide Albertario, arrestato perchè colpevole di dirigere un giornale cattolico (l'Osservatore Cattolico).
A Pio IX non rimase altra scelta che il non riconoscimento dello stato d'occupazione piemontese: nel 1874 il papa promulgo il celebre documento intitolato Non expedit, che sanciva il divieto per i cattolici di partecipare attivamente all'attività politica nazionale. La Chiesa rispose a questa situazione di aperta persecuzione fondando nello stesso anno l'Opera dei Congressi, ossia una associazione di opere cattoliche (banche, scuole, società cooperative e di mutuo soccorso, associazioni...) per dare la possibilità ai cattolici di continuare a lavorare nella società. In quel periodo, in Italia ci furono due Italie, ci furono due paesi: un "paese legale", composto da una ristretta minoranza liberale e massonica, e un "paese reale", popolare e cattolico**.
Ecco il secondo motivo, forse il principale, perchè sacerdoti e laici cattolici diedero un tale impulso alla nascita di opere sociali così importanti: fu una grandiosa opera di resistenza culturale, sociale, economica di fronte all'oppressione del governo italiano. Ecco spiegato il Forno Sociale Anelli e la Cooperativa Agricola di Consumo, ecco spiegato il fervore organizzativo di don Giulio Rusconi a Rho.
Il "paese reale" continua ad esistere: ha fatto sentire la sua voce tramite i Comitati Civici guidati dal prof. Gedda in occasione delle elezioni politiche del 1948, e più recentemente in occasione del referendum abrogativo della Legge 40 (che il "paese legale" ha deciso comunque di abrogare, fregandosene degli esiti del referendum e del volere del "paese reale"); e, secondo alcuni osservatori, ha rifatto capolino in occasione delle ultime elezioni politiche.
Riporto qui l'analisi tratta dal sito Storia & Identità:
Esiste un’«Italia profonda» — e secondo lei, ovviamente, da spregiare —, scrive Rossana Rossanda su il Manifesto dell’11 aprile, «a botta calda»; un’«Italia che non conosciamo», confessa Rina Gagliardi su Liberazione del 12 seguente, oppure: ci sono «due Italie», ammette Massimo d’Alema in una intervista a la Repubblica del 12 aprile; mentre, a parere di Edmondo Berselli, nelle ore in cui il risicato successo di seggi di Romano Prodi non era ancora certo, ma le dimensioni della «tenuta» della Casa delle Libertà erano già vistose, «ha vinto il Paese reale. Quello che non conosciamo». E Gianpasquale Santomassimo — è forse la riflessione meno banale finora letta — su il Manifesto del 13 aprile, in un pezzo intitolato Destra profonda, scrive: «Le due Italie sono sempre esistite anche se non si erano materializzate con una evidenza così plastica e insostanziale pareggio politico. […] Quella destra diffusa […] esisteva già sottotraccia negli anni della prima Repubblica ma era compressa e disciplinata dalla mediazione democristiana che ne moderava istinti e temperava paure».
Al di là del diverso segno del giudizio che è possibile dare su questa realtà, è difficile non essere d’accordo sotto il profilo fattuale con questi osservatori. Così come non convenire — al di là della trivialità dell’aggettivazione — che «il maggioritario barbarico, imposto da Berlusconi in chiave di guerra civile «fredda» ma permanente ha fatto emergere e messo a nudo l’Italia profonda che non aveva una vera rappresentanza politica e che ha finalmente trovato qualcuno che la interpretasse senza scrupoli e mediazioni».
*Mauri (p. 19) fa riferimento alla Legge Coppino, che rese obbligatoria l'istruzione elementare fino al terzo anno. Aggiunge però che a Vanzago non si ebbe utilità da questa legge perchè la scuola elementare funzionava già da tempo. Candidamente si potrebbe pensare ad un gesto illuminato da parte del governo dello stato unitario; ma perchè impiantare scuole di stato dove ce n'erano già (e ce n'erano in tutt'Italia)? E perchè renderle obbligatorie? Se ce n'erano già, gli alunni avrebbero potuto scegliere se andare nella tradizionale scuola tenuta dal parroco o dalle suore o nella nuova scuola di stato. Ecco perchè: perchè le scuole, che esistevano in tutt'Italia e da parecchio tempo, erano un'opera della Chiesa e gestita dai parroci e dai membri degli ordini religiori che erano stati soppressi. Non a caso la stessa Legge Coppino proibì l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali obbligatorie. L'obbligatorietà della scuola statale altro non fu che un mezzo per sopprimere la libertà d'insegnamento, per sostituire alla società cattolica uno stato laicista e massone, per indottrinare i bambini, per "fare gli italiani" una volta conquistata l'Italia, per estirpare il cattolicesimo dalle radici culturali italiane.
** L'Opera dei Congressi fu sciolta nel 1904 per volere di Pio X a causa delle infiltrazioni moderniste all'interno dell'Opera. Il Non expedit fu revocato nel 1912, in seguito alla concessione del suffragio universale maschile (cioè l'estensione del diritto di voto a gran parte della popolazione maschile) e permise quello che fu chiamato Patto Gentiloni, dal nome del conte Vincenzo Ottorino Gentiloni che propose una alleanza elettorale tra cattolici e liberali - allo scopo di fermare l'avanzata del socialismo - chiedendo ai cattolici di votare quei candidati che si sarebbero impegnati a sottoscrivere un documento contenente sette punti irrinunciabili per la Dottrina Sociale Cattolica.

Nell'ottobre del 2005 è uscito un altro importante libro di storia locale vanzaghese. Importante perchè arricchisce il patrimonio di informazioni sulla comunità vanzaghese e perchè dà lustro ad una importante e meritoria cooperativa locale ora denominata felicemente "Famiglia & Società".
Nonostante l'ultima parte del volume segua un pò la strategia di marketing del settimanale locale Settegiorni, che sfrutta la vanità della gente ("metti una foto di gruppo, e tutti compreranno il giornale"), sono da apprezzare le numerose testimonianze fotografiche, che danno l'idea di "come eravamo".
Adesso, però, passiamo ai punti dolenti; non sono molti, ma uno è particolarmente importante.
C'è una grossa lacuna, nel libro: non si fa cenno al contesto storico, politico e culturale dell'epoca.
Ci spiega che, dalla fine dell'ottocento al periodo precedente la Prima Guerra Mondiale, sorsero moltissime cooperative sociali; si da una spiegazione economicista (mutuata dalla cultura marxista, per la quale la struttura della società è l'economia, e tutto il resto è "sovrastruttura") che non va in crisi di fronte al "curioso ibrido" che vedeva "la presenza insieme di padroni a fianco dei lavoratori" (p. 18); si accenna a Mazzini come padre della cooperazione, in quanto le cooperative sarebbero state "una grande scuola di crescita democratica" (p. 56).
Non v'è traccia del vero dramma della popolazione italiana del periodo, oppressa sia dal punto di vista economico che da quello della libertà religiosa.
Quello che è stato chiamato unilateralmente "Risorgimento" andrebbe in realtà chiamato "Rivoluzione italiana". Rivoluzione, ossia la trasformazione violenta, da parte di una minoranza, della struttura sociale di un paese (esattamente come la rivoluzione francese).
Questa trasformazione, che in Italia prese la forma della conquista del territorio dell'intera penisola da parte di stati o di forze alleate allo stato piemontese (che non vinse mai neppure una battaglia del cosiddetto risorgimento), legate alla massoneria o ai grandi interessi di pochi liberali.
Questa conquista ebbe, dal punto di vista sociale, delle conseguenze enormi, che sono all'origine dell'emigrazione di gran parte della popolazione del sud d'Italia, della questione meridionale, della nascita delle associazioni mafiose; e dal punto di vista economico portò una situazione disastrosa. Basta qui ricordare gli scioperi dei Fasci dei Lavoratori Siciliani, finiti in un massacro operato dai soldati dell'esercito piemontese (20 maggio 1893); o le barricate a Milano, abbattute a cannonate dal generale Bava Beccaris, che fu decorato per aver ucciso tra gli 80 e i 300 dimostranti, e averne feriti altri 450.
Questo è uno dei motivi (quello economico) per cui i lavoratori si organizzarono in mutue cooperative: non l'avanzata del progresso sociale, non un nuovo fermento democratico, ma la fame, provocata dall'invasione piemontese. Come previsto da Marx, fu il potere in mano ai liberali a suscitare il socialismo.
[Continua...]

Febbraio 2006, una madre, lavando il proprio figlio neonato con l'acqua troppo calda, lo ustiona: colpa di Berlusconi.
Luglio 2006: una ragazza che non aveva i soldi per sposarsi decide, prima di recarsi in chiesa per il matrimonio, di rapinare un piccolo supermercato. Se la cosa fosse accaduta prima delle elezioni politiche, sarebbe stata colpa di Berlusconi, che ha ridotto le famiglie italiane sul lastrico, al punto che le ragazze non possono coronare degnamente il loro sogno d'amore. Ma è accaduto dopo le elezioni, e al governo c'è Prodi. Colpa sua, e della sua politica economica? Suvvia, non scherziamo...

... arrivederci nella valle di Giosafat.

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Queste sono tre pagine di un pieghevole distribuito circa 15 anni fa dall'amministrazione Lombardi.
Si tratta di una "Proposta dell'amministrazione comunale per il riuso dell'area ex Zust Ambrosetti".
La parte residenziale è suppergiù come la vediamo adesso; ma più interessante è la proposta viabilistica.
Trascrivo, per maggior comodità, dalle pagine 5 e 6:
"VIABILITA'
Lo schema viabilistico assumerà una nuova caratterizzazione: i sottopassi carrabili alla ferrovia saranno alle estremità del centro edificato, il sottopasso esistente lungo la strada provinciale n° 229 e il nuovo sottopasso in progetto tra la via Milano e la via Pregnana, mentre il sottopasso attualmente utilizzato in prossimità del centro cittadino potrà essere trasformato in attraversamento ciclo-pedonale; la distribuzione di tutto il comune avverrà quindi con uno schema "a pettine", organizzato su una viabilità principale di circonvallazione esterna e strade di semplice penetrazione al raggiungimento del centro, in modo da diminuire drasticamente il traffico dei veicoli, riducendo di fatto al solo traffico locale dei residenti in paese. Lungo le zone perimetrali all'edificato, così pure come previsto nel progetto di recupero dell'area ex Zust, ampie zone di parcheggi consentiranno l'integrazione tra traffico automobilistico e ciclo pedonale".
Cosa ne dite? Mica male, eh? Un sistema completo di viabilità esterna per il traffico passante, in paese solo i residenti. Una circonvallazione, come ce ne sono dappertutto nel mondo, che circonda l'intero paese: via Arsiero; collegata alla Provinciale (geniale, no?) della quale sfrutta il sottopasso; la famosa tangenzialina della pioda (calma, voi del comitato, calma...); da lì al sottopasso che ora si chiama "Europa Unita" e in via Milano; e di nuovo via Arsiero, passando dietro al cimitero. Gli attraversamenti all'interno del paese (sottopasso in centro* e passaggio tra via Sabotino e via Cantoniera) solo pedonali e ciclabili.
Ma si parla di quindici anni fa.
Adesso?
Adesso non ve lo dico, perchè qui c'è un amministratore vanzaghese che minaccia di denuncia per diffamazione chi ne critica l'operato.
Quindi nulla.
Però ci potete arrivare da soli.
Pensate a via Arsiero adesso... pensate al collegamento con la Provinciale... all'attraversamento pedonale e ciclabile tra via Sabotino e via Cantoniera... a via Sabotino e alla zona limitrofa (Casinutun)... al sottopasso del centro... all'attuale utilità del sottopasso di via Europa Unita... all'attuale utilità della "tangenzialina"...
Basta così, ci siamo capiti.
* L'idea di un sottopasso carrabile tra via Pregnana e via Milano, e di un sottopasso pedonale di ampia sezione tra via Umberto I e via P. Ferrario era già stata avanzata nel 1972 dall'amministrazione Mauri (cfr. Gioachino Mauri, La storia di Vanzago, Comune di Vanzago, Vanzago 1999, p. 375).

1) Berlusconi era quello che era in politica per farsi gli affari suoi, che aveva a cuore solo i suoi interessi e non si preoccupava minimamente del bene comune. Fattostà che ieri il cavaliere ha compiuto un beau geste che di opportunistico non ha proprio nulla: per coerenza, per mantenere gli impegni presi sullo scenario internazionale, perchè lo ha ritenuto giusto, ha fatto votare compatto il centro-destra a favore del rifinanziamento della missione in Afghanistan. Mossa assolutamente assurda dal punto di vista politico, perchè ha significato salvare la traballante politica estera del ministro D'Alema, che aveva ottenuto il "permesso" di eseguire una plateale ritirata dall'Irak a patto di potenziare l'impegno in Afghanistan; soprattutto senza nulla chiedere in cambio. Piuttosto, è da rilevare che tutti i pacifisti di Rifonda e dei DS che erano "senza se e senza ma" quando governava Berlusconi hanno votato per il rifinanziamento della missione. Beh, direte voi (il che equivale a un se e ad un ma...), la missione in Afghanistan era di "peace keeping"... e invece no: il ministro martino ha occultato il fatto che la NATO ha cambiato le regole d'ingaggio, e adesso la missione in Afghanistan non è più una missione di "peace keeping", ma una missione "combat", cioè una missione di guerra. Come la mettiamo?
2) Un anno fa, a Bologna, due magrebini aggredirono, in pieno giorno, una coppia in un parco pubblico a Bologna e, dopo aver immobilizzato e picchiato il ragazzo, violentarono la ragazza 15enne. Per il procuratore capo di Bologna la colpa era di Berlusconi. Un anno dopo, è toccato ad una 17enne svedese essere violentata in un parco pubblico bolognese. Per par condicio, questa volta sarà indiziato Prodi?

Durante la campagna elettorale per le ultime elezioni politiche, quel paese democratico e civile che è la Cina ha protestato perchè Berlusconi ha ricordato che fine facevano (e fanno) i bambini in quel paese; ovviamente la sinistra ha strillato che così facendo Berlusconi ci faceva perdere l'amicizia di quel democratico e civile stato amico, ed è inorridita davanti al fatto che il cavaliere possa usare ancora vecchi slogan elettorali senza alcun fondamento.
Senza alcun fondamento?
Numerosissimi (circa 200) casi di morti senza fegato asportato attraverso uno squarcio a Har'kov, in Russia, durante la Grande Carestia del 1932 - 33. La polizia ha fermato alcuni "amputatori" che hanno confessato di aver preparato con quei fegati umani il ripieno dei pirozov (tipo ravioli) e di averli poi venduti al mercato (A. Graziosi, Lettere da Kharkov: la carestia in Ucraina e nel Caucaso del nord nei rapporti dei diplomatici italiani, 1932 - 33, Torino, Einaudi, 1988). Sempre in quella zona le autorità ammonivano i "mobilitati" a non avventurarsi nei villaggi "popolati da cannibali". I casi di cannibalismo erano così diffusi che il governo fece stampare dei manifesti in cui si afferma "Mangiare il proprio figlio è un atto di barbarie!".
Lo stesso Eugenio Corti riporta un episodio accaduto a lui stesso in un villaggio della zona di Jasinovataja: "... veniva dai contadini indicata ai militari italiani una donna che era arrivata a cucinare le carni di un proprio bambino morto di fame, per alimentare gli altri suoi figli morenti. Al profuno dell'orribile arrosto molti del villaggio erano accorsi e l'avevano scoperta." (Eugenio Corti, Processo e morte di Stalin, ed. Ares, Milano, 1999, pp. 135 - 136). "Nel 1932 e nel 1933, mentre i contadini mangiavano per la fame i loro morti e i bambini morivano come mosche, vennero esportati dalla Russia sui 17 - 18 milioni di quintali di cereali per anno (soprattutto grano), nonchè burro e altri prodotti alimentari" (Robert Conquest, Il grande terrore, p. 43). "Le hanno tagliato il petto, i muscoli, tutto quello che si mangia, tutto, tutto...": è la terribile testimonianza di atti di cannibalismo commessi dai membri della polizia segreta comunista nell'isola di Nazino, in Siberia. Altre testimoninanze, contenute nel libro dello storico francese Nicolas Werth "L'isola dei cannibali", parlano di donne vive alle quali erano stati staccati i seni per mangiarli.
La stessa cosa in Cina, durante la carestia del 1959 - 1961. Nello Henan i casi di cannibalismo furono numerosissimi, 63 riconosciuti ufficialmente, in particolare attraverso mutui patti in cui ci si scambia i figli per mangiarli (J. Becker, Hungry ghosts: Mao's secret famine, London, John Murray, 1996, pp. 112 - 149). Invece, i feti li mangiano ancora adesso.
In Cambogia: Pin Yatai riferisce di una maestra di scuola che divorò in parte la sorella e di un gruppo di ricoverati in ospedale che si spartì un giovane defunto. In questo paese esisteva inoltre il cannibalismo rituale: un soldato Khmer rosso fu obbligato a mangiarsi le proprie orecchie prima dell'esecuzione per diserzione (L. Heng e F. Demeure, Cambodge: le sourire bailonnè, Xonrupt - Longemer, Anako, 1992, pp. 217 e 227).Tra il 1970 e il 1975 i soldati repubblicani imposero spesso tale pratica ai nemici. Haing Ngor riferisce che in una prigione da una donna incinta vennero prelevati il feto, il fegato e i seni. Il feto venne gettato via (altri erano stati appesi al cornicione del tetto e lasciati lì a seccare), il resto fu portato via con questo commento: "Per stasera abbiamo abbastanza carne da mangiare".
Una preparazione tipica dei Khmer era una medicina per gli occhi a base di vescichette biliari umane, e veniva decantato il gusto particolare del fegato umano (K. Khun, De la dictature des Khmers rouges à l'occupation vietnamienne - Cambodge, 1975 - 1979, Paris, L'Harmattan, p. 94).