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In questa vecchia e rara immagine possiamo ammirare la nostra chiesa di Vanzago prima della de-ellenizzazione vanzaghese (rif. post "Macchè scusa, non avete capito nulla..."). Si possono notare il pulpito, la balaustra e, soprattutto, il vecchio altare, fatti demolire dal parroco don Sacchi.
Beh, dice la vulgata, è una conseguenza del concilio. Niente affatto: leggete qua: "Per coloro che abitualmente frequentano la chiesa i due effetti più evidenti della riforma liturgica del Concilio Vaticano Secondo sembrano essere la scomparsa del latino e l'altare orientato verso il popolo. Chi ha letto i testi al riguardo si renderà conto con stupore che, in realtà, i decreti del Concilio non prevedono nulla di tutto questo. (…) Non vi è nulla nel testo conciliare sull'orientamento dell'altare verso il popolo; quel punto è stato sollevato solo nelle istruzioni postconciliari". Mia personalissima opinione? Non proprio: sono le parole che l'attuale pontefice - che partecipò ai lavori del Concilio Vaticano II - scrisse come prefazione di un bel volume ora tradotto in italiano, nel quale si spiega come il concilio non impose un obbligo ma aprì una possibilità.
Lo stesso card. Ratzinger ha espresso lo stesso concetto altre volte, ad esempio nel suo bellissimo volume "Introduzione allo spirito della liturgia" (San Paolo, Cinisello Balsamo, 2001), nel quale spiega che questa faccenda dell'orientamento dell'altare è frutto di un "fraintendimento" della Messa, che non è una "cena" o un "banchetto" (è così per i protestanti, non per i cattolici), ma la riattualizzazione del Sacrificio di Cristo sul calvario, e quindi è logico che il sacerdote (in persona Christi) sia rivolto verso Dio (cioè verso oriente) insieme al popolo, e non verso il popolo.
Che c'entra la de-ellenizzazione? C'entra, c'entra. Si è voluto "ritornare" ad una immaginaria forma celebrativa "originaria", "della chiesa primitiva", rigettando secoli di tradizione. Perchè immaginaria? Non è forse vero che nelle basiliche romane (San Pietro su tutte) si celebrava così?
E' vero che San Pietro è rivolta verso occidente e che il seggio episcopale (e quindi l'altare) è al centro dell'abside. Ma la collocazione originaria dell'altare non era quella, bensì in mezzo alla navata; si è spostato l'altare per porlo sopra la tomba di Pietro, e tutte le altre chiese hanno poi adottato questo stile. Come funzionava? Semplice: durante il Canone della messa, non solo il sacerdote ma anche i fedeli stavano rivolti verso oriente. Vale a dire che i fedeli stavano anch'essi rivolti verso oriente, guardando in direzione delle porte della chiesa, tenute aperte, attraverso le quali filtrava la luce del sole simbolo di Cristo risorto.
Riassumendo: dal punto di vista simbolico, la direzione verso oriente era più importante del dare o meno le spalle ai fedeli (Dio, fino a prova contraria, è più importante del Luigino e del Pierino). E indovinate dove sta l'abside della nostra chiesa parrocchiale? Esatto! E la chiesetta del Monasterolo? Indovinato! E la chiesetta del San Giuanin, a Mantegazza? Bravi! Il santuario di Rho? Infatti! Il Duomo di Milano? Pure quello.
E le chiese più recenti, tipo la nuova chiesa di Mantegazza o il santuario di Vanzago? Orientate a casaccio, costruite dove c'era posto, con la facciata lungo la strada. Il simbolismo è saltato, la gente non sa più che deve guardare verso Dio mentre si celebra il Sacrificio e crede che, se il prete si gira dall'altra parte, lo fa per fargli un dispetto.
Effetti della de-ellenizzazione...

Nel post intitolato "Ciao, don Angelo..." abbiamo visto come il don Angelo non sia stato mandato a Vanzago "per caso", ma perchè la comunità vanzaghese si era mostrata - per usare un eufemismo - troppo schizzinosa nei confronti del precedente parroco.
Le colpe del quale erano sostanzialmente due:
1) avere una "erre" arrotata e
2) essere parroco a Vanzago.
Nei suoi confronti è stata condotta una vergognosa campagna denigratoria giunta al punto di incoraggiare le persone ad abbandonare la parrocchia per andare a Messa dove il prete avesse una dizione più gradevole.
L'atteggiamento di don Franco è stato esemplare, sopportando tutto questo con umiltà e mansuetudine ed offrendo a Dio le sue sofferenze (che hanno contribuito alla sua malattia e conseguente morte).
Vi ripropongo il ricordo che comparve sul Bollettino parrocchiale ad un anno dalla sua morte.


Nel bel libro sulla storia di Vanzago (Gioachino Mauri, "La storia di Vanzago. Il paese, la sua gente, i suoi luoghi. Mantegazza, Monasterolo e i mulini", Comune di Vanzago 1999) la discesa di Napoleone in Italia sembra non avere avuto nessuna risonanza per la gente di Vanzago, che si limitò ad osservare i fatti come la mucca guarda il treno (pp. 174 - 175).
Sarà andata così, ma il fatto che i cambiamenti politici avvenuti fino ad allora erano passati più o meno sopra la testa dei nostri nonni non significa che anche in questo caso sia andata così.
Infatti, tra il 1796 e il 1815 (con alcuni strascichi in seguito) successe una cosa incredibile che, guardacaso, non compare mai nei libri di storia "seri": l'Italia - sì, l'Italia intera! - insorse. Tutta l'Italia, dalla Valtellina alla Calabria.
E, cosa ancora più straordinaria, insorse il popolo, proprio quello nel nome del quale i borghesi avevano fatto la rivoluzione in Francia, e nel nome del quale avevano deciso di invadere l'Italia e combatterne i legittimi sovrani.
Il popolo, il popolo, contadini, artigiani, donne, ragazzi. Facendo i turni per il lavoro nei campi mentre combattevano come guerriglieri contro il più potente e spietato esercito del mondo, fermandosi solo per le feste comandate.
Che c'entrano i Vanzaghesi con queste "teste calde"? Forse nulla, ma forse parecchio.
Sappiamo infatti che insorsero Pavia (16 maggio); Trivolzio, Casorate, Binasco, tutta la Lomellina (17 maggio); Milano, Varese e Como (23 maggio 1796); in seguito Casalmaggiore, Bormio, Castiglione delle Stiviere, San Benedetto Po, il distretto di Morbegno, Mantova...
Piccoli episodi insignificanti? Non proprio: Binasco fu dato alle fiamme dopo tre ore di saccheggio; a Pavia toccò "solamente" il saccheggio; centinaia i morti, durante le insorgenze o uccisi dai giacobini; l'insorgenza riuscì persino a ricacciare i francesi oltralpe, al momento della cosiddetta reazione austro-russa del 1799-1800.
Chissà se davvero a Vanzago il popolo accolse l'invasione giacobina come una mucca guarda il treno? Mah... nel resto della Lombardia non fu davvero così...
E perchè insorsero contro i francesi, venuti a portare loro "libertà e uguaglianza"? Cercheremo di capirlo.
Intanto qualche consiglio libresco per approfondire:
- Francesco Mario Agnoli, "Le insorgenze antigiacobine in Italia", Il Cerchio 2003;
- "Le insorgenze popolari nell'Italia napoleonica", Ares, Milano 2001;
- Massimo Viglione, "Rivolte dimenticate. Le insorgenze degli Italiani dalle origini al 1815", Città Nuova 2001;
- Massimo Viglione, "Le insorgenze. Rivoluzione e controrivoluzione in Italia", Ares 1999;
- Francesco Mario Agnoli, "Guida introduttiva alle insorgenze contro-rivoluzionarie in Italia durante il dominio napoleonico", Mimep-Docete 1996;
- Oscar Sanguinetti, "Le insorgenze contro-rivoluzionarie in Lombardia", Cristianità 1996.

... o non avrò il tempo di occuparmi di cose serie.
Il nostro Presidente del Consiglio è inarrestabile, e ogni giorno, in attesa della promessa felicità organizzata, non ci fa mancare il sollazzo quotidiano.
La notizia di oggi è questa.
Ad un giornalista che gli ha chiesto un commento sulle minacce islamiche al papa, e gli ha espresso la preoccupazione per la vita del pontefice in vista del prossimo viaggio in Turchia, egli ha risposto: "Ci pensino le guardie svizzere"...
Che altro dire?

Vorrei con tutto il cuore occuparmi di cose più interessanti, ma ogni giorno ce n'è una nuova...
Dunque, nel 1982 il professor Romano Prodi viene nominato presidente dell'IRI (carica che lascerà nel 1989 e che ricoprirà nuovamente tra il 1993 e il 1994).
Nel 1985, però, il professore viene rinviato a giudizio per "interesse privato in atti d'ufficio", poichè le società dell'IRI commissionavano a Nomisma (la società di ricerche fondata da Prodi) ricerche inutili e miliardarie.
Nel 1992 il professore viene nominato garante per l'alta velocità ferroviaria. E a Nomisma vengono commissionate ricerche per 10 miliardi di lire. Esito delle ricerche? "l'Alta velocità era utile perché i treni andavano più veloci".
Oggi ne arriva un'altra.
Tra il 1999 e il 2004 l'Unione Europea affidò a Nomisma ricerche per 8.4 milioni di euro. Qualcuno si ricorda esattamente quando Prodi fu Presidente dell'Unione Europea? Risposta esatta: tra il 1999 e il 2004...

Si è sollevato un putiferio quando il papa, nel suo discorso tenuto presso l'Aula Magna dell’Università di Regensburg Martedì 12 settembre 2006, ha svolto un meraviglioso elogio della ragione umana. Ha incidentalmente preso come esempio un dibattito tra un imperatore bizantino e un persiano circa la ragionevolezza dell'uso della violenza nell'apostolato e... nessuno ha voluto perdere l'occasione per passare per vittima e pretendere le scuse.
E' il caso di sottolineare che nessun leader occidentale (europeo? Italiano?) ha speso una sola parola in favore del papa: "Hai visto mai che se la prendano anche con me...".
Ovviamente, chi leggesse il memorabile discorso del papa, capirebbe che queste reazioni c'entrano un cavolo a merenda con l'oggetto della prolusione.
Il nucleo del discorso riguarda la rinuncia della ragione nel cristianesimo, ossia quella che nel discorso viene chiama "de-ellenizzazione".
Il papa polemizza sì, nel suo discorso, ma non con i musulmani: la polemica è diretta contro i de-ellenizzatori cristiani, ossia i protestanti (quelli del "Sola scriptura") e i catto-progressisti, quelli che vorrebbero il "cristianesimo delle origini", il "messaggio cristiano autentico", purificato dalle "scorie" greche e latine; tutti coloro che, rifacendosi ad un inesistente "spirito del concilio", vogliono buttare a mare secoli di trasizione perchè "inculturazione", "inquinamento" del messaggio originale evangelico.
A loro il papa risponde testualmente: "In considerazione dell’incontro con la molteplicità delle culture si ama dire oggi che la sintesi con l’ellenismo, compiutasi nella Chiesa antica, sarebbe stata una prima inculturazione, che non dovrebbe vincolare le altre culture. Queste dovrebbero avere il diritto di tornare indietro fino al punto che precedeva quella inculturazione per scoprire il semplice messaggio del Nuovo Testamento ed inculturarlo poi di nuovo nei loro rispettivi ambienti. Questa tesi non è semplicemente sbagliata; è tuttavia grossolana ed imprecisa. Il Nuovo Testamento, infatti, e stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il contatto con lo spirito greco – un contatto che era maturato nello sviluppo precedente dell’Antico Testamento. Certamente ci sono elementi nel processo formativo della Chiesa antica che non devono essere integrati in tutte le culture. Ma le decisioni di fondo che, appunto, riguardano il rapporto della fede con la ricerca della ragione umana, queste decisioni di fondo fanno parte della fede stessa e ne sono gli sviluppi, conformi alla sua natura".
Qui il papa parla della tradizione greca e latina, che definisce parte della fede stessa, suo sviluppo, conforme alla sua natura.
Ne riparleremo, ma intanto, per tutti coloro che non hanno letto nè capito il suo discorso, il papa ha provato a "chiarire il vero significato" del suo dircorso; insomma: si spiega, ma non si piega. C'è da sperare che non siano altre parole al vento...

Ricordate quante prese per il Q si è beccato Berlusconi dopo le elezioni perchè ha chiesto il riconteggio dei voti a causa di gravi irregolarità?
Bene: la Procura di Roma ha chiesto al ministero della Giustizia il via libera per due rogatorie internazionali per violazioni della legge elettorale. Il PM Maria Francesca Loi ha aperto un procedimento e ha richiesto l'acquisizione di atti in Canada e Belgio.
Tutte quelle barzellette sulla richiesta di riconteggio non mi avevano fatto molto ridere, a quel tempo.
Avevano un sapore maramaldo... senza considerare che chiedere il riconteggio è un diritto, e che lo fece anche la Margherita nel 2001...
Però le stesse barzellette mi fanno molto ridere adesso...

Il nostro Presidente del Consiglio, richiesto di dare chiarimenti al Parlamento per l'inestricabile pasticcio Telecom, risponde testualmente: "Ma siamo matti?".
Lasciamo perdere il fatto che non sapremo mai cosa c'è dietro tutta questa faccenda (mentre sappiamo tutto dei presunti "affari" di Berlusconi...).
Bisogna però riconoscere al "professore" una certa coerenza: anche nel 1998 si rifiutò di rispondere ad una commissione parlamentare, quella guidata dal DS Pellegrino che aveva lo scopo di escludere finalmente l'ipotesi che colui il quale fece circolare il nome di Gradoli (ventilando che Moro fosse nel paesino di Gradoli: qualche giorno dopo i carabinieri scoprirono la Prigione di Moro in via Gradoli, a Roma) volesse in realtà avvertire le BR dell'avvicinamento delle forze di polizia al covo.
Chi era questo ambiguo personaggio? Ancora lui, il nostro Presidente del Consiglio Romano Prodi, il quale aveva dichiarato che quel nome - Gradoli - gli era stato rivelato da don Sturzo e La Pira durante... una seduta spiritica!
E tralasciamo la brutta immagine di un sedicente cattolico che fa una seduta spiritica...
P.S.: avete l'impressione di un deja-vu? Prodi, Telecom... Prodi presidete del Consiglio... Beh, avete ragione: anche nel caso dell'affaire "Telekom-Serbia" Prodi, interrogato... disse che non ne sapeva nulla.
Mah...

L'8 settembre scorso, a Castelgandolfo, il papa Benedetto XVI ha parlato ai Vanzaghesi.
Si, ok, l'ha fatto davanti ai vescovi canadesi dell'Ontario, ma il suo messaggio - una vera e propria tirata d'orecchi - era sicuramente rivolto ai Vanzaghesi.
Ecco cosa ha detto:
"Dobbiamo capire che ogni riduzione del messaggio centrale di Gesù - cioè il 'Regno di Dio' - a vaghe chiacchere su un 'regno dei valori' indebolisce l'identità cristiana e svuota il contributo della Chiesa alla rigenerazione della società. Quando il credere è concepito come "fare" e la testimonianza è posta in termini di "questioni", c'è urgente bisogno di riappropriarsi della gioia profonda e del timore reverenziale dei primi discepoli i cui cuori, alla presenza del Signore, "ardevano loro nel petto" spingendoli a "riferire ciò che era accaduto" (cfr Lc 24, 32; 35)".
Laudetur Jesus Christus.

E così don Angelo ci lascia.
Quando è arrivato a Vanzago gli era stata preparata una accoglienza entusiastica: una settimana di eventi, con tanto di brochure con ritratto (ma chi ha mai visto, negli ultimi vent'anni, un prete vestito così, a parte Fernandel in Don Camillo su rete 4?).
E adesso se ne va quasi in sordina.
Si, è vero, alla messa delle 18.00 di domenica c'era un sacco di gente: ma erano venuti per salutare don Angelo o per la curiosità di vedere don Antonino?
E' vero anche che ci sono stati lunghi applausi: ma non erano un pò ipocriti, dopo tutte le lamentele che i Vanzaghesi hanno riservato al loro parroco?
E' vero, la Messa è stata resa più solenne dalla presenza della corale: ma questo va accreditato solamente alla carità che anima la cantoria, che ha deciso di salutare don Angelo dopo essere stata da lui pubblicamente sbeffeggiata dal pulpito tante volte; esattamente come continua a prestare il suo servizio alla comunità di Vanzago conscia di gettare perle ai porci.
Nessuna iniziativa da parte del Consiglio Pastorale; nessuna iniziativa da parte dell'oratorio, che pure ha il solito folto programma di festa proprio in questa settimana; nessuna manifestazione "spintanea" della popolazione, come quella che aveva dato il benvenuto a don Giulio che, venuto a presentarsi al Consiglio pastorale, era stato accolto al grido di "Non ti vogliamo", e "Non vogliamo un prete a mezzo servizio", riferendosi al suo doppio incarico di coadiutore di Vanzago e parroco di Mantegazza.
In compenso, hanno fatto un bel regalo a don Angelo i ragazzi dell'oratorio di Pogliano... strano il mondo...
I Vanzaghesi sono cattolici un pò particolari: non sono contenti di aver avuto un parroco, vogliono un parroco di loro gradimento (il che è quasi impossibile...); non si accontentano della predica, vogliono una predica declamata da un prete con la dizione da doppiatore (niente "erre" arrotata, per favore...).
Proprio per questo don Angelo è stato mandato a Vanzago: per insegnare a questo popolo di dura cervice l'umiltà, l'obbedienza, la gioia di avere un pastore (come è stato ribadito dal decano), che il cattolicesimo è più di una buona dizione o di attività ludico-ricreative.
Come dire: vi lamentavate di quel pezzo di pane del don Franco? Beccatevi 'sto peperino del don Angelo, e abbassate la cresta.
Ma perchè una penitenza sia efficace, è necessario che il penitente sia umile; altrimenti potrebbe lagnarsi che il metodo pedagogico del confessore non è corretto, adeguato, consono alle sue esigenze... e alla fine la penitenza non produce nessun risultato.
C'è sempre un paziente che la sa più lunga del medico, no?
Benvenuto, don Antonino, e tanti auguri...
Ciao, don Angelo, e grazie da parte del vanzaghese.