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"Se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti" (Georg Wilhelm Friedrich Hegel)

“Il cattolicesimo democratico fa ciò che il socialismo non potrebbe: amalgama, ordina, vivifica e si suicida” (Antonio Gramsci)

Torniamo per una sola volta sulla pettinatura "alla mascagna", come è stata chiamata dal nostro storico locale il trattamento inferto ad una signora vanzaghese nei giorni successivi al 25 aprile 1945 (cfr. post "Trecentomila e tre").
Lo stesso umiliante trattamento era riservato alle donne che arrivavano nei lager nazisti, e contribuiva a togliere loro ogni residuo di dignità umana.
Ecco come ha vissuto questo trattamento una donna, figlia di un simpatizzante del fascio, che nel 1945 aveva 14 anni:
"Non so come fui capace di alzarmi dalla sedia. Non vedevo nulla, barcollavo. Ma mi trovai subito tra le braccia di mio cugino e di altri due ragazzi. Loro mi coprirono la testa con un basco. La gente sulla piazza seguitava a ridere e a gridare. Ho il ricordo di un frastuono orrendo, che per mesi avrebbe continuato a risuonarmi nel cervallo. Venni trascinata via di peso. In una strada vicina c'era il garage di un noleggiatore, amico di mio padre. Fu lui a portarmi fuori dalla città, sino al paese della zia.
Quando mi vide, la mamma svenne. Me ne restai chiusa in casa per molti giorni. Non volevo più uscire. E rifiutavo di guardarmi allo specchio. Quella maledetta svastica rossa non se ne andava via. Tutte le mattine, la mamma tentava di cancellarla con l'alcol e la svastica stava sempre lì. Piangevo di continuo, gridavo che mi sarei uccisa. Molte volte ho pensato che avrei ucciso il partigiano che mi aveva sconciata in quel modo turpe. Avevo dei capelli bellissimi, di unbiondo scuro. E lui mi aveva trasformata in un mostro" (Gianpaolo Pansa, La grande bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti, Sperling & Kupfer Editori, Milano 2006, p. 252).

"Tra la Rivoluzione e la verità, scelgo sempre la Rivoluzione" (Giancarlo Pajetta)
Fateci caso: sulle ambulanze la croce rossa è stata cambiata.
Adesso è un asterisco.
La croce è sparita.
Ve n'eravate accorti? Vi sentite inquieti? Vi sembra di essere in un film di fantascienza? Cosa sta succedendo?

Quest'anno, alla Rinascente di piazza Duomo, a Milano, non venderanno presepi.
"Per non urtare la suscettibilità dei clienti", dicono.
In effetti, la Natività è una scena che urta decisamente la suscettibilità...
Vista l'attuale situazione italiana, il Vanzaghese avanza umilmente una proposta per l'attribuzione di nomi alle nuove vie...

Uno splendido articolo del vaticanista Tornielli sul Il Giornale di ieri dimostra di come il clero non sia estraneo al disorientamento del mondo cattolico o, come diceva Giovanni Paolo II, alla "apostasia silenziosa" che coinvolge l'Europa intera, Italia compresa.
L'articolo si basa su in "carotaggio", ossia un assaggio delle eresie che i fedeli devono tollerare ogni domenica andando a Messa in una delle chiese del centro di Milano.
Ecco qualche stralcio.
"Il frate servita [don Francesco Rigobello], infine, commenta la lettera di Paolo, spiegando che anche il prete dovrebbe lavorare (come l'apostolo) e pure sposarsi, se lo vuole".
A proposito del matrimonio, la prima cosa che mi viene in mente, pensando alla scomunica per mons. Milingo, è: perchè non lo fa? Perchè, se è tanto convinto che i preti dovrebbero sposarsi, non si sposa, e si assume la responsabilità di ciò che dice?
E soprattutto: ma i preti, un lavoro, non ce l'hanno già? Ce l'hanno, ce l'hanno. E percepiscono pure uno stipendio. Il loro lavoro non consiste nel fare gli animatori, gli pseudo-intellettuali, gli amiconi, i sociologi; consiste nell'amministrare i sacramenti. Lo trovano riduttivo, banale, una seccatura? Vogliono farne un'altro? Bene: diano le dimissioni.
A questo proposito, c'è stato, negli anni '60, l'esperimento dei preti operai. Bene, sapete cosa dicevano i compagni di lavoro a questi preti? Furono gli stessi operai a pregare i preti di tornare a fare i cappellani, in quanto la loro presenza in fabbrica toglieva il pane di bocca a qualche padre di famiglia.
Comunque, questo articolo ci dà la possibilità di assegnare il primo premio "Cattolicesimo wow!"; don Rigobello riceverà presto in sacrestia un "Cristo compagnone" formato Big Jim.

L'articolo, per la cronaca, finisce in questo modo: "E conclude la predica con questa frase: «Se i cristiani dovessero pensare solo a salvarsi, io cambierei religione». Più di qualcuno, tra i fedeli, si è chiesto se per caso non abbia già iniziato a farlo".
Amen.
Perchè, da qualche tempo, si parla di genere? Cosa si intende con questa parola? Chi l'ha introdotta, e perchè? Che c'entra con la rivoluzione?
Lo scoprirete leggendo il libro di Dale O'Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Rubbettino 2006.
Buona lettura.
Il Vanzaghese non è uno storico, e mai si permetterebbe di fare le pulci a chi ne sa più di lui.
Ma piano piano le cose vengono a galla, ed è giusto che si sappiano.
Ad esempio, abbiamo notizia di un altro vanzaghese trucidato dai partigiani dopo il 25 aprile.
Si tratta del maggiore Francesco Cavallini, nato a Vanzago (Mi) il 28/09/1896, e trasferitosi a Nibbiano (Pc).
Assistente tecnico della Diga Valtidone, Maggiore di complemento dell'Esercito, fu un valoroso combattente della Guerra 1915-18 e meritò una decorazione al valore militare con una brillante motivazione. Presidente dell'Associazione Combattenti di Nibbiano, fu iscritto al PNF.
In tutta l'Alta Val Tidone era stimatissimo e benvoluto in tutti gli strati sociali della popolazione. Appassionato sportivo e calciatore, fu capitano del Piacenza F.B.C..
Prelevato in casa da elementi partigiani, fu condotto in località Vallerenzo di Pecorara (Pc) dove venne fucilato con una raffica di mitra alla presenza della moglie Giuseppina che inutilmente ebbe a supplicare pietà. La sua tragica e drammatica scomparsa ebbe a destare unanime e profondo cordoglio in tutta la vallata. Gli sportivi nibbianesi vollero intestare il loro nuovo campo sportivo al suo nome.