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Charles Peguy, scrittore francese orgoglioso della sua appartenenza al popolo, ai semplici, vicino al cuore di Gesù, scrisse queste pagine vere in ogni tempo (ma profetiche se lette oggi) nel primo decennio del secolo scorso. Non portò a termine l'opera cui appartengono, Véronique. Dialogo della storia e dell'anima carnale, (Piemme ed.), perché, da uomo e padre, autentico avventuriero della storia e della vita, "il tenente Charles Peguy cade a Villeroy, il 5 settembre 1914, primo giorno della battaglia della Marna" (dalla prefazione di Antonio Debenedetti).
Il padre di famiglia: il vero avventuriero
di Charles Peguy
C'è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: é il padre di famiglia.
Gli altri, i peggiori avventurieri non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Non corrono assolutamente alcun pericolo, al suo confronto. Tutto nel mondo moderno, e soprattutto il disprezzo, è organizzato contro lo stolto, contro l'imprudente, contro il temerario, "Chi sarà tanto prode, o tanto temerario?" contro lo sregolato, contro l'audace, contro l'uomo che ha tale audacia, avere moglie e bambini, contro l'uomo che osa fondare una famiglia.
Tutto è contro di lui. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui.
Tutto si rivolta e congiura contro di lui. Gli uomini, i fatti; l'accadere, la società; tutto il congegno automatico delle leggi economiche.
E infine il resto.
Tutto è contro il capo famiglia, contro il padre di famiglia; e di conseguenza contro la famiglia stessa, contro la vita di famiglia. Solo lui è letteralmente coinvolto nel mondo, nel secolo. Solo lui è letteralmente un avventuriero, corre un'avventura.
Perché gli altri, al maximum, vi sono coinvolti solo con la testa, che non è niente. Lui invece ci è coinvolto con tutte le sue membra. Gli altri, al maximum, si giocano solo la loro testa, il che non è niente. Lui invece mette in gioco tutte le membra. Gli altri soffrono solo per se stessi. Ipsi.
Al primo grado. Lui solo soffre per altri. Alii patitur. Al secondo, al ventesimo grado. Fa soffrire altri, ne è responsabile. Lui solo ha degli ostaggi, la moglie, il bambino, e la malattia e la morte possono colpirlo in tutte le sue membra. Gli altri navigano a secco di vele. Lui solo qualunque sia la forza del vento è obbligato a navigare a piene vele. Tutti hanno vantaggio su di lui e lui non ha vantaggio su nessuno. Si muove continuamente con i suoi ostaggi, in lungo e in largo tra quei terribili fortunali. Le cose che accadono, i guai, la malattia, la morte, tutto ciò che accade, tutti i guai hanno vantaggio su di lui, sempre; è sempre esposto a tutto, in pieno, di fronte, perché naviga su una larghezza immensa. Gli altri scantonano. Sono corsari. Sono a secco di vele.
Ma lui, che naviga, che è obbligato a governare la nave su questa rotta immensamente larga, lui solo non può assolutamente passare senza che la fatalità si accorga di lui. E allora è lui che è coinvolto nel mondo, e lui solo. Tutti gli altri possono infischiarsene. Lui solo paga per tutti.
Capo e padre di ostaggi, anche lui stesso è sempre ostaggio. Che importa agli altri di guerre e rivoluzioni, guerre civili e guerre straniere, l'avvenire di una società, ciò che accade alla città, la decadenza di tutto un popolo. Non rischiano mai altro che la testa.
Niente, meno di niente.
Lui invece non solo è coinvolto dappertutto nella città presente. Dalla famiglia, dalla sua stirpe, dalla sua discendenza, da quei bambini è coinvolto dappertutto nella citta futura, nello sviluppo ulteriore, in tutto il temporale accadere della città. Si gioca la stirpe, si gioca il popolo, si gioca la società, mette come posta la società. Si gioca (tutta) la città, presente, passata, a venire. Tale è la sua posta in gioco.
Gli altri scantonano sempre. Sono carene leggere, sottili come lame di coltello. Lui è la nave grossa, pesante bastimento da carico. È il luogo d'appuntamento di tutte le tempeste. Tutti i venti del cielo congiurano e si mettono d'accordo, si abbattono da tutti gli angoli del cielo, accorrono e si intersecano da tutti i punti dell'orizzonte per assalirlo. Lui scopre alla sorte, alla fortuna, alla sfortuna che vigila, alla fatalità una larghezza (di spalle) (su cui abbattersi), una superficie, un volume incredibile. Non è coinvolto solo nella città presente.
E' coinvolto dappertutto nell'avvenire del mondo. E anche in tutto il passato, nella memoria, in tutta la storia. È assalito dagli scrupoli, straziato dai rimorsi, a priori, di sapere in che città di domani, in quale ulteriore società, in quale dissoluzione di tutta una società, in quale miserabile città, in quale decadenza, in quale decadenza di tutto un popolo lasceranno, consegneranno, domani, stanno per lasciare, entro qualche anno, il giorno della morte, quei bambini di cui i padri si sentono così pienamente, così assolutamente responsabili, di cui sono temporalmente i pieni autori.
Quindi per loro nulla è indifferente. Niente di quello che succede, niente di storico è per loro indifferente. Soffrono di tutto. Soffrono dappertutto.
Solo loro hanno esaurito la sofferenza temporale, tutto il dolore di chi vive nel tempo.
Chi non ha mai avuto un bambino malato non sa cosa sia la malattia. Chi non ha perso un bambino, chi non ha visto morto il suo bambino non sa cosa sia il dolore.
E non sa cosa sia la morte.
E, coinvolti da ogni parte nelle sofferenze, nelle miserie, in tutte le responsabilità, sono tutti ingolfati nell'esistenza, sono pesanti e impacciati, sono goffi, impediti nelle manovre; sembrano deboli e vili; non solo lo sembrano; sono deboli, sono vili, sono codardi. Nella manovra.
Capi responsabili e appesantiti, carichi e responsabili di una banda di prigionieri, prigionieri essi stessi, carichi, responsabili di una banda di ostaggi, ostaggi essi stessi, non fanno un passo che non sia vigliacco, sembrano, sono circospetti, sono prudenti, non fanno una mossa che non sia sconcertante.
E tutti li disprezzano e, quel che è peggio, hanno ragione a disprezzarli.
Gli altri scantonano sempre. Non hanno bagagli. Vili, scantonano con districamenti politici. Coraggiosi scantonano con districamenti eroici, con districamenti d'audacia. Temporali, scantonano verso la carriera e le dominazioni temporali. Spirituali, scantonano, si defilano verso le osservanze della regola. Storici, scantonano verso le carriere della gloria.
Riescono sempre, sia nella regola, sia nel secolo.
Il padre di famiglia é solo, e condannato a non riuscire affatto. Non può mai scantonare. Deve sempre passare in tutta la sua larghezza.
Ed è molto semplice, non ci passa. Non ci passa mai. Non passa da nessuna parte. Non riesce né nella regola né nel secolo. Non riesce nella regola, la regola si oppone. Prima di cominciare. Non riesce nel secolo. Il secolo si oppone prima, durante, dopo. Non riesce nella politica e non riesce nell'audacia.È troppo grosso. Ha tutta la famiglia attorno al corpo.. È come la donnola di La Fontaine, ma dopo che è ingrassata. Ha socialmente un grasso, un tessuto adiposo sociale, che lo rende inadatto alla corsa.
Ora, temporalmente tutto non è altro che corsa, non è altro che concorso e concorrenza. Gli altri corrono, intanto, gli altri arrivano, quelli magri, fini, sottili, socialmente scarichi, sgombri di bagagli. Così tutti lo disprezzano; in sua presenza, tra di loro, lo scherniscono; sordamente, involontariamente congiurano contro di lui...
Bisogna sottolineare attentamente che la vita di famiglia è la vita più impegnata nel secolo, la vita meno conforme, la meno simpatica, la meno affine alla regola. Vuol dire lasciarsi prendere, lasciarsi abbindolare dalle apparenze più grossolane, commettere l'errore più smaccato, e anche naturalmente il più comune, l'errore più frequente, quello di dire che la vita pubblica è vivace, e la vita di famiglia è silenziosa, e la regola, la vita regolare è anche lei silenziosa; e quindi la vita pubblica è non ritirata, e la vita di famiglia è ritirata, e la regola, la vita regolare è anche lei ritirata; e concluderne, credere, che sia la vita di famiglia che è vicina alla vita di regola, apparentata alla vita di regola, e che sia la vita pubblica che se ne è allontanata.
Questo é lasciarsi prendere dalle più grossolane apparenze. È diametralmente il contrario. La vita di famiglia è agli antipodi della vita della regola. Nessun uomo al mondo è coinvolto nel mondo, nella storia e nel destino del mondo quanto l'uomo di famiglia, tanto quanto il padre di famiglia, così pienamente, così carnalmente.
L'uomo pubblico invece, il vir politicus, non è affatto coinvolto nel mondo, non è affatto coinvolto nella storia e nel destino del mondo. Cosa importa all'uomo politico, al demagogo, al tribuno, all'oratore, al legislatore, all'eloquente, anche all'uomo politico serio, all'uomo pubblico, all'uomo di Stato, all'uomo di governo, (e a maggior ragione) al capo di partito (come tali), cosa importa al militare e al giudice, al generale e al presidente di corte e al presidente di camera, (come tali, come tali), che importa come tali al funzionario e al magistrato, al generale, al deputato, al senatore, al giornalista, al pubblicista, all'esattore, e all'usciere del ministero, cosa importa al signor sindaco; cosa importa come tale a ogni uomo pubblico delle sorti della città presente, le sorti ulteriori, la destinazione e il destino; cosa gli importa di cosa sarà di questo popolo, cosa faremo di questo popolo; vi sono coinvolti solo con la testa e qualcuno con la gloria; al massimo con l'onore, quando ne hanno: niente, meno di niente. Non ci rischiano che la testa, al più, al maximum; al meno, di solito l'avanzamento, la carriera, al più del meno l'apice; miserie. Gloria temporale, onore temporale; niente, meno di niente. Avanzamento temporale, carriera temporale, apice temporale, testa temporale; miserie. E le gioie e le miserie del dominio. E le gioie e le miserie del denaro. Ecco tutto quello che si giocano. Come tali.
Se intanto, se insieme sono padri di famiglia, cosa estremamente rara, l'operazione è tutta diversa, il comportamento e l'azione pubblica è tutta diversa, tutta diversa la situazione anche per così dire topografica, geografica, demografica. Cosa importa loro, come tali, una rivoluzione, una guerra civile o straniera, un sabotaggio di tutto un popolo. Una diminuzione, una decrescita; una perdita, forse irrimediabile; una decadenza, forse irreparabile, irrevocabile. Tutt'al più si giocano, nel temporale, una gloria del loro nome, la gloria, ulteriore, l'onore o il discredito sul loro nome. Di solito questo tipo di considerazione li lascia abbastanza freddi. Sono abbastanza poco sensibili a considerazioni di questo tipo. Di solito.
Solo il padre di famiglia mette in gioco, rischia, impegna infinitamente di più nella destinazione del mondo, nel secolo, nella destinazione di tutto un popolo; nel futuro di una stirpe. Nel destino di tutto questo popolo, nell'avvenire di questa stirpe impegna tutto, mette tutto, la sua carne e di più; si gioca la stirpe, si gioca davvero il popolo, si gioca la sua discendenza.
Il solo padre di famiglia, il padre di famiglia da solo...
I nostri pastori si sono dunque pronunciati.
Potete leggere e scaricare qui la Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto.
Ringraziamo i nostri pastori, che si sono espressi con autorevolezza e straordinario coraggio.
Ora tocca a noi!

E' appena stata pubblicata l'esortazione apostolica post sinodale di papa B16; è dedicata all'Eucarestia e si intitola Sacramentum caritatis.
Al § 62 si legge: "chiedo che i futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a comprendere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la possibilità che gli stessi fedeli siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino".
Ma come! Il Concilio Vaticano II non aveva abolito il latino? Lo sanno tutti, no? Il papa osa contraddire il Concilio?
Eppure papa Bendetto, per motivare questa sua richiesta, fa riferimento proprio al Concilio. In particolare alla costituzione Sacrosanctum concilium, §§ 36 e 54.
Dove c'è scritto: "L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini", e "Si abbia cura [...] che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell'ordinario della messa che spettano ad essi". Può essere "concessa" la lettura in lingua nazionale delle letture e in altre limitate parti.
Quindi il Concilio (Vaticano II) non ha affatto abolito il latino. Anzi!
E allora perchè ci hanno raccontato il contrario?
Approfondiremo.



La maggioranza silenziosa non è più tanto silenziosa: probabilmente si è rotta le ...
Giovedì 15 marzo si è tenuta a Crotone la prima manifestazione contro i DICO, a difesa della famiglia.
Ecco di seguito il manifesto della manifestazione:
Manifesto della Consulta per l’Apostolato dei laici dell’Arcidiocesi di Crotone
NO ai DICO, Si alla FAMIGLIA e alla Vita
1.Il disegno di legge del Governo approvato l’8 febbraio 2007 dal Consiglio dei Ministri, sui c.d. “dico” si pone in continuità con proposte di legge, avviate per iniziativa parlamentare nelle passate Legislature e nella Legislatura in corso, tese al riconoscimento pubblico delle convivenze. Infatti, già dall’art. 1 del d.d.l. emerge che l’iscrizione all’anagrafe ai fini del “dico” è qualcosa di diverso rispetto alla generica iscrizione anagrafica, poiché riguarda solo due persone (al contrario, il regolamento dell’anagrafe non ha limiti numerici), con determinate caratteristiche (maggiorenni, capaci, uniti stabilmente da vincoli reciproci di affetto), e da essa derivano conseguenze significative in tema di godimento di diritti anche in materie delicate, come quella successoria, assenti in ogni altra ipotesi di ordinaria iscrizione anagrafica.
L’approssimazione e la genericità delle disposizioni contenute nel d.d.l. del Governo, e anche l’incompletezza dell’elenco dei “diritti individuali” che esso prevede (lamentata da chi avrebbe voluto qualcosa di più), non impediscono che si colga il punto nodale dell’intervento normativo, nell’ottica di chi lo promuove: il riconoscimento dei “diritti individuali” è infatti un dato marginale rispetto al riconoscimento pubblico del “fatto” della convivenza. Chi lo propone non si accontenta della tutela concreta che può venir fuori, in base all’ordinamento vigente, dalla combinazione fra i diritti già esistenti per i singoli componenti di una unione di fatto e i diritti che per l’uno e per l’altro possono venire fuori da un eventuale accordo contrattuale, in quanto tale di natura privatistica. Il riconoscimento pubblico acquista una importanza pregiudiziale; potrebbe mancare tutto il resto, ma non questo: nella prospettiva ideologica di chi dapprima ha premuto per i pacs e ora insiste per i “dico”, è essenziale che per la prima volta il regime pubblicistico si estenda alle convivenze, e – e ancora di più – che queste ultime comprendano le unioni fra le persone dello stesso sesso.
3. Quanto alla consistenza sociologica, è vero che il fenomeno delle unioni civili è in espansione (sono raddoppiate in dieci anni), ma in Italia le libere unioni non rappresentano ancora un fenomeno così frequente come si incontra negli altri paesi europei: su un totale di più di sedici milioni di nuclei familiari, appena il 3,6% delle coppie non ha scelto il matrimonio. Al di là della consistenza numerica, introdurre una legge che abbia il solo significato di operare una ricognizione dei diritti già riconosciuti ai conviventi non avrebbe senso; vi è un’unica categoria di conviventi per i quali il riconoscimento normativo ha un significato dalle caratteristiche simboliche più che dai risvolti concreti: le coppie omosessuali. Il tentativo di istituzionalizzare le unioni di fatto è rivolto esclusivamente a costoro, poiché solo a loro è precluso, per Costituzione e per buon senso, di regolamentare il rapporto col matrimonio. Ciò è stato finora impedito dalla legislazione anzitutto perché il diritto tutela la famiglia e le stesse unioni di fatto non in virtù della affettività che esse possono esprimere, bensì in virtù della effettività del rapporto; e poi perché il matrimonio riceve protezione dalla legge e dalla giurisprudenza in quanto rappresenta un valore oggettivo per la società: il valore oggettivo è dato dal fatto che chi si unisce in matrimonio è in grado di assicurare l’ordine delle generazioni. Il diritto vigente permette tuttavia una regolamentazione del rapporto fra conviventi dello stesso sesso: permette, infatti, la strada privatistica dell’autonomia contrattuale, attraverso la quale i conviventi possono regolare i loro rapporti personali e patrimoniali.
4. Siamo convinti che se oggi in Italia vi è un soggetto discriminato dalla legislazione nella vita quotidiana, esso si chiama famiglia. Ciò vale anzitutto negli aspetti patrimoniali e delle agevolazioni fiscali, ma anche quanto alla accoglienza della vita nascente e alla libertà di educazione. Quello di cui vi è reale necessità è una legge, o un insieme di leggi, e di politiche concrete, che passino attraverso le Regioni e gli enti territoriali, che rilancino la famiglia e che permettano a due persone che desiderano condividere la vita e contribuire all’ordine della generazione di guardare al futuro con minore angoscia di quanto accade ora, invertendo il trend demografico pesantemente negativo che ha trasformato l’Italia in una nazione di anziani e di figli unici. In tal senso chiediamo un impegno preciso ai componenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati e, per quanto di competenza, ai rappresentanti in tutte le istituzioni presenti sul territorio.
Consulta per l’Apostolato dei Laici dell’Arcidiocesi di Crotone - S.Severina

Per un disguido tipografico la pagina 10 dell'ultimo numero del Giornale di Vanzago è stata recapitata nella posta da sola, dopo il Giornale.
Corredata dall'immancabile citazione di Martin Luther King, il giovane capogruppo di "Insieme in cammino" ci spiega come sia necessariamente sacrificare l'interesse personale al bene comune.
E sbaglia.
Perchè il bene comune è il frutto degli interessi personali.
Mi spiego. Qualche tempo fa c'era in TV una simpatica pubblicità nella quale un tizio faceva la spesa e tutti lo ringraziavano. Perchè? Perchè (spiegava lo spot) facendo la spesa si creano posti di lavoro, si da denaro a chi poi lo spende facendo la spesa e creando nuovi posti di lavoro.
E' quello che in altri termini si chiama principio di sussidiarietà, cioè la fiducia nella capacità della società di constribuire da sè al suo bene.
Quello che l'autore dell'articolo chiama "bene comune" è, più propriamente, la "volontà generale" di Rousseau. E la volontà generale cos'è: la somma degli interessi dei cittadini? Assolutamente no. la volontà generale si definisce quindi in base alla sua aderenza ad un sistema filosofico. Il vero popolo è un'entità ideale che esiste solo potenzialmente nella coscienza degli «uomini liberi», dei «patrioti» come si diceva allora, cioè di un ristretto numero di iniziati, educati senza tregua al dispotismo della libertà; ed è così che la «volontà generale», con l'astuzia, con la paura o con la forza, rende schiava la «pluralità». Scriveva infatti Rousseau: "la volontà generale è sempre retta e tende sempre all'utilità pubblica, ma non ne consegue che le deliberazioni del popolo siano sempre fornite della stessa rettitudine. Si vuole sempre il proprio bene, ma non sempre, lo si vede".
Insomma, la "volontà generale" è la base stessa delle dittature.
E, guardacaso, secondo Rousseau, il nemico numero uno della "volontà generale" era "l'interesse privato".
Una insegnante di sostegno, esasperata, taglia la lingua ad un alunno.
Un'altra, sempre di sostegno, psicologa, si apparta con un alunno autistico e lo sgrida perchè non le lascia preparare i suoi esami in pace. Lui si fa la pipì addosso e lei glie la fa leccare, minacciando, la prossima volta, di fargliela bere.
In una biblioteca di quartiere, periferia sud di Milano, ragazzini gridano, scorrazzano. Il vigilante, invalido civile per cardiopatia grave, alla dodicesima ora di lavoro ne prende uno per i capelli mentre si versa la cioccolata, e gli intima di andarsene, estraendo una pistola, pare scarica.
Alcuni mesi fa erano all'ordine del giorno omicidi di italiani esasperati da vicini extracomunitari.
Cosa sta succedendo?
Sta succedendo che la nostra civiltà, o quel che ne rimane, sta scivolando nella barbarie: se non c'è più autorità, se non c'è più una "norma", c'è solo barbarie, sopraffazione.
La norma, l'autorità, in occidente sono state costruite da migliaia di anni di cristianesimo. E ora? Il paziente lavoro di migliaia di anni distrutto in pochi decenni per capriccio. Desiderio, piacere, rivendicazione di diritti senza un impegno per i doveri. Ecco dove ci stanno portando l'attacco all'autorità degli anni '60; ecco dove ci porta l'attacco alla norma (e alla "normalità") di questi tempi: alla barbarie.
I leader della nostra società sono giovani miliardari portati al pronto soccorso durante un festino con transessuali e cocaina; sono uomini pubblici che passano il loro tempo libero caricando travestiti nei viali di Roma; sono ragazzi e ragazze che hanno come unico obiettivo quello di spogliarsi ed accoppiarsi davanti alle telecamere.
Tutto questo mentre padri di famiglia monoreddito sono trattati, anzichè con il rispetto sacrale che meritano e che è stato abolito, da pezzenti, da falliti, da ottusi retrogradi da "educare" alla libertà, al piacere, all'abolizione di ogni norma.
Non arrivano i barbari: sono già tra noi.
Cari amici, ecco le soluzioni al concorso a premi.
Scoprite che cristiani siete.
Come avete risposto alla domanda: cosa è la Messa?
Risposte
Se hai risposto:
A) La Messa è una espressione di amicizia, fraternità e pace.

Sembra incredibile, ma a Vanzago sono rimasti ibernati gli ultimi catto-comunisti della storia. Sei sopravvissuto al pontificato di Giovanni Paolo II ed ora, con Benedetto XVI, stai vivendo un vero e proprio accanimento terapeutico. Pazienza, come i dinosauri, anche i nostalgici del fantomatico "spirito del concilio" come te si estingueranno. Nel fuoco eterno.
Se hai risposto:
B) La Messa è principalmente il Sacrificio del Calvario.

Ci deve essere un errore. Sei sicuro di aver fatto attenzione alla domanda e alla risposta? Se sei proprio sicuro, complimenti! A Vanzago c'è ancora qualche cattolico, che sa cosa sia la Messa e ha capito cosa è venuto a fare il Signore su questa terra. Probabilmente il tuo film preferito è The Passion di Mel Gibson (o Il Signore degli Anelli; è lo stesso, parla dello stesso sacrificio) e aspetti con trepidazione l'annunciato indulto per la Santa Messa Tradizionale. Solo per aver perseverato nella fede cattolica avrai sicuramente un trattamento di favore in Purgatorio (so che ci credi anche tu...); ma sulla terra aspettati la persecuzione. Tuttavia, è nel contratto, no?
Se hai risposto:
C) La Messa è una festa, una scarica di energia positiva.

Il tuo sacerdote preferito è Jovanotti, e gradisci molto la "animazione" (canti con "clap-hands" e orchestrina, innovazioni liturgiche, prediche "coinvolgenti"...). Meglio sarebbe se qualche prete trasformasse la Messa in un cerchio di gioia, magari eliminando quella incomprensibile ed inutile parte che viene dopo la predica. Che, ovviamente, secondo te è la parte essenziale e centrale della Messa, tanto che se il prete ha un difetto di pronuncia o non è un predicatore gradevole, brillante e simpatico, vai a Messa da un'altra parte.
Se hai risposto:
D) La Messa è un banchetto, una cena tra amici riuniti per ricordare l'ultima cena.

Cosa ci vai a fare ancora a Messa? Il tuo posto è alla funzione protestante, ossia alla "Sacra Cena". Scommetto che lì ti troverai a tuo agio anche per le pastore (femminile plurale di pastore), per il "sola scriptura", per l'assenza di culto dei santi e della Madonna... Solamente, devi sbrigarti: tutte le chiese protestanti o stanno chiudendo bottega o stanno facendo di tutto per rimettersi in comunione con Roma. Quindi fà presto, non hai molto tempo...
Premi
Se hai risposto A, C o D ti aspetta un bellissimo regalo: il Cristo Compagnone formato Big Jim!
Se hai risposto B il premio (eterno) ti verrà consegnato fra qualche anno.