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Cari vanzaghesi, se volete capire qualcosa della vostra vita, qualcosa del mondo, qualcosa della Chiesa, qualcosa della storia della Chiesa negli ultimi 50 anni, di questo papa, insomma: se volete vivere meglio, ecco il libro che fa per voi: Gesù di Nazareth, del nostro papa Benedetto XVI.
Un grande libro, forse non semplicissimo ma con una profondità notevole.
Finalmente. Dopo tante fesserie sull'argomento uscite recentemente. Che pure hanno venduto parecchio, troppo.
Da comprare, regalare, leggere, sfogliare, studiare.

Il Vanzaghese sostiene Roberto Zucchetti.
Che è candidato sindaco alle elezioni di Rho.
Un sostegno morale, direte voi.
Si, dirò io.
Il nostro "distretto", ossia i paesi che fanno parte del distretto ASL, sono governati (con l'eccezione di Arese) dalla stessa parte politica.
Il che significa che l'amministrazione dei nostri paesi è in gran parte diretta non a livello locale, ma a livello distrettuale. Cioè dai partiti. E, per di più, dai partiti che non piacciono al Vanzaghese.
Un cambiamento a Rho significherebbe scompaginare i giochi di chi amministra attualmente la nostra zona. Il che, tradotto, significa che non potranno più fare il bello e il cattivo tempo.
Quindi, FORZA ZUCCHETTI!

Bene, ci siamo: è cominciata la nuova persecuzione (punto R).
Non è selvaggia come durante la Rivoluzione Francese, come durante il Risorgimento, come in Messico, come in Spagna come in Polonia.
E' legale, burocratica, europea.
Non sarà meno dura.
Ma c'è una speranza.
La speranza del Vanzaghese è che il clero - finalmente - si svegli.
Che i preti la smettano di lamentarsi perchè devono celebrare più di una Messa al giorno (poverini); che la smettano di fare i sociologi, gli psicologi, i tuttologi e tornino a fare quello che devono, cioè amministrare i sacramenti; che la smettano di coccolare i lupi che gli sbranano la mano che li accarezza, e che tornino finalmente ad occuparsi delle loro pecorelle (sempre più poche e sempre più confuse).
Che, insomma, tornino a fare il loro lavoro, per il quale ricevono, oltre alla ricompensa eterna (se dovuta) anche uno stipendio.
Sta arrivando la persecuzione, e il solo fatto di essere prete sarà causa di insulti e sputi. Come disse Gesù, se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi (Gv 15, 20).
All'inizio qualcuno - abituato alla vita comoda - se ne andrà.
Ma poi, come è sempre successo, i giovani cominceranno a trovare interessante l'idea di diventare sacerdote. E saranno sacerdoti speciali: pregheranno; ameranno i sacramenti; torneranno a vestirsi da prete e lo faranno con orgoglio; considereranno il martirio, la testimonianza fino alla morte, come una possibilità concreta; saranno uomini di fede e un faro per il loro popolo; saranno poveri.
E santi.

Ecco il logo della manifestazione del 12 maggio.
Ed ecco il link.

Si narra che, durante la lavorazione del film "Don Camillo", la banda di Brescello venne impiegata per girare una scena nella quale la banda del paese di don Camillo avrebbe dovuto suonare un inno religioso. La banda di Brescello, tuttavia, era così abituata a suonare l'Internazionale che, dopo l'introduzione dell'inno religioso, attaccava immancabilmente con la canzone rivoluzionaria.
Qualcosa di simile è accaduto questa mattina, a Vanzago, durante la commemorazione del 25 aprile; ed è l'ennesima dimostrazione che Guareschi ha inventato storie così vere che prima o poi accadono veramente.
Ma cosa è successo questa mattina? E' successo che, durante la cerimonia per il 25 aprile, la banda ha suonato un inno fascista. O della Repubblica di Salò, come preferite.
Si tratta di questo:
Qui il testo.
Se è uno scherzo, è gustoso.

Oggi è la festa di san Marco evangelista!
Auguri a tutti i Marco!
Per gli amanti del turismo in bicicletta il vecchio lavatoio di Castelletto di Cuggiono è una immagine familiare. Vi si arriva percorrendo l'alzaia del naviglio grande, ed è possibile assaporare l'atmosfera del bel tempo che fu.
Anche a Vanzago esisteva un antico lavatoio. Si trova in via Paolo Ferrario, sul canale Villoresi.
Non cercatelo, è inutile. E' stato distrutto durante la tombinatura del canale Villoresi che ci ha dato quella "meravigliosa" pista ciclabile che porta nella altrettanto "meravigliosa" piazza del mercato.
Il lavatoio, il canale... una risorsa paesaggistica, culturale e storica trasformata in una lastra di cemento.
Vanzago aveva ciò che altri comuni pagherebbero per avere, da arredare con panchine, lampioni, giochi per bambini, ricavandoci una passeggiata, una pista ciclabile...
Questa è l'attenzione alla cultura e alla storia locale che si ha a Vanzago.
Il resto è slogan elettorale, o necrofilia museale. Si, perchè l'unico modo per capire il passato è la tradizione, ossia il tramandare. Se non viene tramandato, il passato è buono solo per il museo, ma non ha nulla da insegnarci.
Cari Vanzaghesi, tutti a Roma il 12 maggio! Tutti, anche don Antonino! Anche la nonna e i nipoti!
Eh, ma come si fa, direte voi... certo che ci piacerebbe esserci, ma bisogna fare i conti con le tariffe ferroviarie e il reddito familiare...
Il Vanzaghese capisce: c'è il governo Prodi, e siamo tutti in magra.
Ma la soluzione c'è.
Il Forum delle Associazioni Familiari ha organizzato un treno speciale che partirà da Milano venerdì 11 maggio alle ore 22.00 e ritornerà sabato 12 maggio lasciando Roma alle ore 22.00.
I costi del biglietto andata/ritorno: per un singolo adulto 50,00 euro; per una coppia 80,00 euro; per un figlio 20,00 euro; ogni ulteriore figlio 10,00 euro.
E' evidente che si tratta di prezzi speciali (non sufficienti a coprire la spesa), il che significa che se qualche partecipante può offrire di più è ben accetto perché servirà a pagare i costi del viaggio per altri.
Per le prenotazioni è sufficiente mandare una mail al Forum delle associazioni familiari, all'indirizzo claf@iol.it, oppure telefonare, dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 12.30, al numero 02/45490386.
E' possibile rivolgersi anche all'associazione Nuove Onde, mandando mandare una e-mail a nuoveonde@yahoo.it con nome, cognome ed età di ciascun partecipante, unitamente ad un numero di telefono per eventuali comunicazioni. Il pagamento dovrà essere effettuato prima di venerdì 11 maggio: per le modalità contattare la signora Patrizia Casini al numero 349/8044603 (oppure, in caso di difficoltà, il signor Giovanni Fenizia al 340/2308979).
Oppure alla signora Susanna Arnaldi, dell'associazione Alleanza Cattolica, all'indirizzo mail ac.mi@tiscali.it o al numero 349/5007708 (dalle 9 alle 19).

A scuola ci hanno insegnato che uno dei "salti" compiuti dalla civiltà umana è stata la trasformazione degli uomini cosiddetti "primitivi" da raccoglitori a coltivatori.
In cosa consiste la differenza, in termini culturali?
Il raccoglitore è sostanzialmnete un parassita, che prende dall'ambiente e non da nulla. Prende finchè ce n'è, cioè, a volte, troppo; quando l'ambiente non da nulla, semplicemente, si sposta. Non progetta, non sa attendere, non differisce la soddisfazione dei bisogni. L'unica cosa che gli preme è la soddisfazione immediata dei suoi desideri; i quali non evolvono, non ne hanno nè la necessità nè il tempo.
Il coltivatore, invece, entra in un rapporto con l'ambiente, vi è legato a doppio senso. Non depreda l'ambiente, ma se ne prende cura. Sa attendere e progettare. Sa che deve rinunciare nell'immediato per avere di più in seguito. Utilizza strumenti sempre più complessi, impara a conoscere l'ambiente e le sue leggi: sa come funziona ciò che gli permette di sopravvivere. Ma non si accontenta di sopravvivere, ma elabora una cultura, un sapere, osserva e contempla la realtà.
L'unica cosa che non ci hanno detto è che il passaggio da raccoglitori a coltivatori non è irreversibile.
Infatti, ci stiamo trasformando di nuovo in una società di raccoglitori.
L'unica cosa che ci preme è la soddisfazione immediata dei nostri "desideri"; che diventano sempre più primitivi.
Stiamo perdendo la nostra cultura, i legami con la nostra tradizione, con le nostre radici, con noi stessi.
Utilizziamo i prodotti della civiltà senza sapere come funzionano; finito l'uso, li gettiamo. Li consideriamo cresciuti spontaneamente sugli alberi, non il prodotto di secoli di studio, fatica, riflessione. Che vanno coltivati e preservati.
Stiamo tornando ad essere una civiltà di raccoglitori.
E chissà cos'altro.