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Sono passati molti anni, ma ancora ricordo le feste dell'Unità alla "montagnetta". Il tormentone, ripetuto ad nauseam per pomeriggi e sere, era la mitica "El pueblo unido jamas serà vencido" degli Inti Illimani, gruppo musicale cileno comunista, che girava l'Europa contribuendo non poco a costruire la leggenda del presidente Allende, al quale anche a Vanzago è stata dedicata una via.
Torna alla memoria un breve saggio che paragona le vicende cilene a quelle italiane, che mi sembra tornato d'attualità con il governo Prodi.
In Cile esisteva negli anni 30 una Associazione Nazionale di Studenti Cattolici — ANEC — che raccoglieva la gioventù cattolica universitaria. Questa gioventù, dell'ANEC, venne a costituire l'elemento più dinamico della organizzazione giovanile del Partito Conservatore. Nel contempo l'ANEC subì l'influenza del padre Francìsco Vives, del sacerdote gesuita Alberto Hurtado e di altri figli di sant'Ignazio, i quali, approfittando della fiducia ispirata nei giovani dal loro abito religioso, aprirono lo spirito di questi a tutte le influenze culturali, politiche e sociali che allora costituivano in Europa il germe del progressismo: maritenismo, riformismo sociale demagogico e filosocialista, politica della mano tesa verso il comunismo, ecc.
In Cile, naturalmente, questi germi produssero gli stessi effetti che in Europa; cioè indirizzarono verso sinistra la gioventù cattolica, trasformandola da conservatrice in anticonservatrice. La nuova tendenza si diffuse all'interno del Partito Conservatore, favorita dalla trascuratezza dei capi che, sconcertati da un fenomeno che non capivano e al quale non sapevano porre rimedio, preferirono chiudere gli occhi di fronte al disorientamento che si propagava tra i loro figli e continuatori politici.
Così, la progressiva radicalizzazione dei giovani cattolici aprì una crisi nel Partito Conservatore. I giovani cattolici, dopo vari scontri, nel 1938 ruppero con il partito, e fondarono la Falange Nazionale. Frattanto molti germi di sinistra continuavano a lavorare, nonostante questa rottura, nelle file del vecchio Partito Conservatore, e in conseguenza di ciò, nel 1948, una corrente cosiddetta social-cristiana si staccò a sua volta dallo stesso. La maggior parte dei suoi componenti si unì alla Falange Nazionale, e da questa unione sorse la Democrazia Cristiana, copia assolutamente fedele del modello italiano.
Privato delle sue energie più giovani, il partito tentò di sopravvivere seguendo lentamente la marcia accelerata degli "apostati" verso la sinistra. A poco a poco "aggiornò" i suoi quadri di partito e il suo programma, con lo scopo di attirare in modo speciale l'elettorato " avanzato ". L'unità dei cattolici cileni era così predicata come un dovere sacro, e si traduceva tutta in un vantaggio per la DC, intorno alla quale si dovevano riunire quanti fossero fedeli alla Chiesa.
Di fronte al pericolo di una vittoria comunista, i conservatori e i liberali, sempre timidi e concilianti, decisero di rinunciare alla presentazione dei candidati propri e di appoggiare Eduardo Frei, il candidato democristiano, alla presidenza della Repubblica, che vinse. Dall'inizio, e durante i suoi sei anni di governo, Eduardo Frei, appoggiato dal suo partito e dalla Gerarchia, inaugurò un metodo di " lotta " al comunismo che riempì di sconcerto e di indignazione un sempre maggiore numero di cileni. Questo metodo consisteva nel placare la furia dell'aggressione comunista attuando, all'inizio in piccola misura, poi in modo sempre più audace, le trasformazioni reclamate dal comunismo. Insomma, si trattava di fare dell'anticomunismo facendo diventare il paese sempre più simile a come lo voleva il programma comunista. E quindi di diffondere una mentalità filocomunista tra quegli stessi che si preoccupavano maggiormente della difesa della Chiesa contro il comunismo!
Nel 1969 si aprì la campagna elettorale per la scelta del successore di Eduardo Frei. Uno dei candidati era il marxista Salvador Allende, presentato da una coalizione del Partito Comunista, del Partito Socialista (anch'esso marxista-leninista) e di altri piccoli gruppi di sinistra non comunisti. La DC perdette voti a favore del candidato marxista, cioè favorì la vittoria del nemico per sconfiggere il quale era stata portata al potere; i vescovi e i sacerdoti anticomunisti tacquero completamente.
