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Un arcivescovo nemico dei compromessi: Giuseppe Siri
di Vittorio Messori
(da Jesus, gennaio 1983)
«Eminenza», gli dico, «nel suo [libro] Getsemani c’è traccia precisa, seppure discreta, del sospetto che persino certi membri della gerarchia cattolica siano contagiati dalla nuova teologia, con quelli che lei giudica gravi errori. Che dovrebbe dunque fare un povero cattolico di base, se anche il suo vescovo - dunque, il suo maestro nella fede - può essere fuori strada?». La risposta è come sempre decisa: «Il cattolico segua il Papa, che non può sbagliare perché ha la grazia di stato». E quei vescovi che egli sembra sospettare? «Se sbagliano è perché non sono bene informati, non hanno forse basi teologiche solide. E poi ci vuole coraggio - che non tutti hanno - nell’andare contro le mode. Taluni seguono l’andazzo per conformismo o addirittura per paura».
Oltre alle tre tentazioni eretiche alle quali già accennammo, quali sono a suo avviso i pericoli maggiori cui oggi un teologo, magari un vescovo, è esposto? «L’attenuazione del ruolo della Tradizione, non più considerata come fonte della rivelazione alla pari della Scrittura. E poi, l’attacco alla Chiesa, che alcuni vorrebbero mettere sotto tutela, mentre è essa che custodisce la verità».
