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Ha sollevato la questione l'editorialista di Famiglia Cristiana, un tempo settimanale cattolico, Beppe Del Colle, in un articolo di commento al voto: "molti cattolici del Nord Italia hanno votato per la Lega, in quanto hanno trovato «nelle visioni e nel linguaggio del Carroccio vari motivi di assonanza e di convergenza», soprattutto sull’«aumento degli immigrati, la crescita dell’islam, la paura dell’impoverimento, la crisi del ceto medio», senza che tutto questo si possa considerare semplicemente "conservatore" o "razzista"". Altra osservazione, contenuta nello stesso articolo, è il "non troppo esaltante risultato ottenuto dall’Udc e dalla Rosa bianca".
Del Colle fa riferimento ad un articolo di Franco Garelli, pubblicato sulla Stampa, dove si legge: "Anzitutto che il successo elettorale della Lega nel Nord Italia sia in parte dovuto ad un mondo cattolico che trova nelle visioni e nel linguaggio del Carroccio vari motivi di assonanza e di convergenza". Questa è la spiegazione che Garelli da del fenomeno: "Chi ben conosce la provincia settentrionale conferma l’impressione che la Lega abbia calamitato il voto di non pochi cattolici, non soltanto di quelli tiepidi, ma anche dei più attivi e convinti, che frequentano con assiduità gli ambienti religiosi. Si tratta di un mondo che non ama i grandi cambiamenti, preoccupato di un cambio di scenari che minaccino le conquiste personali e famigliari realizzate nel tempo. Non tutto questo voto può essere considerato conservatore o razzista o così etnocentrico da guardare ai diversi come ad un nemico. Ma è indubbio che l’aumento degli immigrati stranieri, la crescita dell’Islam, la paura dell’impoverimento, la crisi del ceto medio, la facciano da padrona in una popolazione che difende anzitutto gli equilibri locali e che chiede di affrontare con gradualità il nuovo che avanza. La voce della protesta, un linguaggio concreto, il richiamo ad un «senso del noi» che offre appartenenza, possono aver fatto ulteriore breccia in un mondo cattolico portato - dalla sua vocazione moderata - a enfatizzare la questione dell’ordine pubblico e dell’integrità locale". Per quanto riguarda il fallimento di Casini e Pezzotta, Garelli scrive: "La seconda indicazione di queste elezioni è il debole peso del voto identitario cattolico. Mi riferisco al successo limitato del partito di Casini, che ha puntato a mobilitare la gente non soltanto con una proposta centrista e moderata, ma soprattutto proponendosi come una casa naturale per quanti (i cattolici in particolare) intendono difendere e promuovere il ruolo pubblico della religione. In particolare, però, non ha funzionato il richiamo di Pezzotta, che intendeva mietere il grano di una mobilitazione cattolica di popolo come quella del Family Day".
Famiglia Cristiana ritorna sull'argomento con un articolo che compare sul numero appena uscito: "Bossi ha saputo intercettare bisogni diffusi e reali. Non è stato un voto di protesta. La gente vuole sicurezza, meno tasse, più efficienza nei servizi pubblici, meno burocrazia, maggiore tutela delle piccole e medie imprese dalla concorrenza straniera... e, dulcis in fundo, il federalismo fiscale".
Ci torna anche Garelli, sempre sulla stampa, e questa volta sembra aver centrato il cuore del problema. Vediam qualche passaggio-chiave: "Da alcuni anni a questa parte i vertici della chiesa si sono fortemente impegnati per dar rilievo pubblico ai valori «cattolici», ritenendo che il sentire della gente (sulla vita, la bioetica, l’educazione) fosse molto più in sintonia con la visione cristiana della realtà di quanto espresso e riconosciuto dagli opinion leaders e dai grandi mezzi d’informazione. [...] Su molte questioni emergenti (immigrazione, ordine pubblico, localismo, federalismo fiscale) vari vescovi del Nord sono in difficoltà a farsi portavoce di una posizione solidaristica che mal si concilia sia col sentire della gente sia con le proposte della Lega. [...] In questi territori sembra essersi creata una frattura tra l’appartenenza religiosa e quella politica. Le molte parrocchie e realtà ecclesiali che operano nel Paese danno certamente un contributo di rilievo ai problemi sociali emergenti, con il volontariato cattolico impegnato nel far fronte alle vecchie e nuove forme di povertà, con i gruppi che si occupano della formazione dei giovani, con le associazioni che si dedicano ai temi del lavoro e della precarietà. Ma questo insieme di risorse sembra poco in grado di intercettare e di orientare il sentire della gente, di raccordarsi alle istanze di milioni di persone che pure incontrano".
Leggendo Famiglia Cristiana e Garelli si ha l'impressione che abbiano tuttli gli elementi del puzzle, ma che non sappiano metterli insieme.
Il problema, dal mio punto di vista, è che i paolini, Garelli, i "vescovi del nord" e pure parecchi parroci abbiano categorie vecchie e ormai inutili. Sembra che il loro cattolicesimo si sia fermato a 30 anni fa, nel 1978, quando fu eletto Giovanni Paolo II. Da allora, nel mondo cattolico, di cose ne sono successe parecchie; Giovanni Paolo II è morto e ora abbiamo un suo successore (e la parola non è casuale). E' un caso se la parrocchia ha organizzato per il 2 maggio una gita al paese natale di Giovanni XXIII?
Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno insegnato, nel loro Magistero, quali siano i punti di riferimento per il comportamento dei cattolici in politica; sono i famosi "principi non negoziabili, che Benedetto XVI ha riassunto nel discorso al Partito Popolare Europeo: vita, famiglia, educazione.
Ora, dati alla mano, nero su bianco, è inoppugnabile che il partito che è maggiormente in sintonia con questi principi è la Lega Nord. Non si tratta quindi - come dicono Del Colle e Garelli - di un voto per "sicurezza, meno tasse, più efficienza nei servizi pubblici, meno burocrazia, maggiore tutela delle piccole e medie imprese dalla concorrenza straniera e federalismo fiscale". Si tratta di un voto per la vita, la famiglia e l'educazione.
I cattolici italiani - anche, perchè no, in assenza di riferimenti pastorali più vicini - si sono lasciati educare dal papa. Si veda il popolo del Family Day, di Radio Maria, del Timone, di Totus Tuus. La stampa (minuscolo) e un certo mondo cattolico no. Ed è per questo che non capiscono il voto dei cattolici, o lo interpretano in modo - francamente - poco soddisfacente. Se "vari vescovi del Nord sono in difficoltà a farsi portavoce di una posizione solidaristica" è perchè neppure loro sono in sintonia con il papa. Il popolo cattolico, invece, si. Sarà per questo che le parrocchie e gli oratori si svuotano (a meno di renderli a "bassa soglia") mentre i movimenti ecclesiali spopolano? Scrive Garelli: "La crisi del cattolicesimo politico appare evidente, per la difficoltà a comprendere il nuovo che avanza e a individuare norme forme di rappresentanza". E' un certo cattolicesimo politico, quello democristiano, dei professorini, della Bindi e di Prodi che è in crisi. E che, anzi, sta per scomparire per sempre. Doveva essere una svolta, è stata una parentesi, e pure breve. E' già finita. E ciò che questo mondo politico cattolico (quello della "posizione solidaristica") ha difficoltà a comprendere è il magistero pontificio, il papa, la Chiesa, il cattolicesimo.
E' per questo che la gente non ha votato Pezzotta o Casini. Non è una crisi del "voto identitario" cattolico, anzi: è che Casini e Pezzotta non rappresentano l'identità cattolica. Casini si è autoproclamato portavoce dei valori cattolici in campagna elettorale, ma nessuno si è mai accorto che lo fosse fino a quel momento. E Pezzotta non rappresenta il popolo del family Day; è semplicemente uno dei pochi volti noti che ha accettato di mettere la sua faccia su una iniziativa a rischio di fallimento, contro il governo, contro la sinistra, contro i "cattolici adulti". Come dire, qualcuno, quel giorno, sul palco bisognava pure mettercelo. Chi ha seguito la diretta televisiva ricorda benissimo che il vero front man dell'evento è stato Giovanni Paolo II; è lui che ha fatto alzare in piedi due milioni di persone, li ha fatti commuovere, applaudire. Pezzotta non se lo è filato nessuno.
Il popolo cattolico segue il papa. In mancanza di meglio vota Lega. C'è un vescovo o un parroco che stia dalla stessa parte?
