vanzaghese in Il giorno del Timone
utente anonimo in Il giorno del Timone
vanzaghese in Un "buon governo"
vanzaghese in Un "buon governo"
utente anonimo in Un "buon governo"
utente anonimo in Cittadinanza vanzagh...
vanzaghese in Modesta proposta per...
utente anonimo in Modesta proposta per...
vanzaghese in Modesta proposta per...
vanzaghese in Modesta proposta per...
Antidoti
Corrispondenza Romana
Et et
Giovannino Guareschi
Il Timone
L'albero degli zoccoli
La Santa Sede
Lo straniero
Lo zuavo pontificio
Nuove onde
Palazzo Apostolico
Parrocchia di Vanzago
Radici Cristiane
Sacri Palazzi
Storia & identità
Svipop
Totus Tuus
Vanzago Cattolica
What Does The Prayer Really Say?
www.chiesa
oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006

E' l'anniversario, abbiate pazienza.
Se non parlo di Guareschi adesso...
Vi ho trovato una lettera di Giovannino Guareschi a don Camillo.
Una lettera amara, ironica, malinconica. Attuale.
Parla della Messa tradizionale, del Concilio Vaticano II, della Chiesa.
A causa delle sue intemperanze, don Camillo è stato mandato in esilio in un paese di montagna; e Guareschi dice che la colpa è solo sua.
Da leggere, con calma, e da meditare.
Ecco il link.
Buona lettura!
Sono rimasto molto stupito di scoprire che Lodovico Antonio Muratori, nei suoi Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 (Firenze 1827), parla di Vanzago (Tomo 18, p. 103).
Credo proprio che non si tratti del nostro paesino. Ma allora esiste un omonimo?
Curioso, no?
E' uscito un nuovo libro su Giovannino Guareschi, scritto dalla premiata ditta "Palmaro & Gnocchi".
Ecco la scheda: "Questa è la storia di un uomo libero. Un uomo talmente libero da servire il re anche quando il re regnava a mezzo servizio. Un uomo talmente libero da evitare come la peste i salotti della cultura nazionale e d'importazione. Un uomo talmente libero da scrivere sempre e solo per i suoi lettori e non per i critici letterari. Un uomo talmente libero da obbedire solo alla propria coscienza, la quale obbediva solo al Padre Eterno. Un uomo talmente libero che un bel giorno, per continuare a essere libero, prese la strada della prigione.
Giovannino Guareschi - giornalista, disegnatore, umorista, scrittore fecondo - fu corteggiato dalle diverse parti politiche nel corso di oltre trent'anni di storia d'Italia, difendendo sempre la propria autonomia e libertà d'espressione. La sua fama letteraria crebbe dopo la Guerra, quando fondò il «Candido», rivista settimanale indipendente, con la quale prima appoggiò la monarchia, per poi passare a sostenere decisamente la Democrazia Cristiana, criticando il Partito Comunista con le sue celebri vignette satiriche. Celebre il motto: «Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no». Contrario a legami troppo forti con il potere, riuscì ad alienarsi in seguito anche le simpatie della DC, fino alla polemica con De Gasperi, che gli costò il carcere. Trascurato dalla politica e dalle autorità, non fu però dimenticato dalla moltitudine dei suoi lettori che, nel tempo, contribuirono a rendere immortale l'opera e lo spirito polemico del papà di Don Camillo".
Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Giovannino Guareschi. C'era una volta il padre di don Camillo e Peppone, Editore Piemme - 2008, pag. 255, € 14,50
Ho ricevuto un paio di mail "di protesta" in riferimento a questo post.
Il succo delle mail, in generale critiche verso i miei suggerimenti di maggior rigore in oratorio, può essere condensato in questa frase, tratta da una delle due: "Si ricordi che don Bosco andava a raccogliere i ragazzi di strada dalle periferie e li portava in oratorio".
Ho sentito spesso questa frase, e ogni volta mi sono domandato quale fosse la fonte, ossia se chi la pronuncia abbia mai letto uno dei numerosi libri scritti da don Bosco.
Molto spesso si è fatto di don Bosco e del suo "metodo preventivo" una sorta di "manuale dell’educatore buonista" ante litteram. Tuttavia, la pedagogia di Don Bosco non ha nulla a che fare con le moderne e sovversive "scuole attive" che sono alla radice della pedagogia marxista e, poi, progressista: don Bosco fu sicuramente un gigante anche dell'educazione cattolica, ma lo fu senza alcun compromesso con la modernità, nemmeno quella pedagogica.
E' vero, don Bosco andava a raccogliere i ragazzi delle periferie e li portava in oratorio. Ma non li teneva ad ogni costo, nemmeno per sogno. Chi non stava alle regole (spiegate "preventivamente") veniva punito, e persino allontanato.
Ecco un bravo tratto dal libro S. Giovanni Bosco, Il metodo educativo, a cura di Giuseppe Flores D'Arcais, Cedam, Padova 1941, p. 76:
"Quando però certi giovani erano stati avvertiti perchè fra di loro erano strette leghe che in un modo o nell'altro, se non vengono sciolte, finiscono con essere una peste per la comunità, e D. Bosco stesso, ma inutilmente, li aveva chiamati a sè individualmente e avvisati, ricorreva ad un altro mezzo. Li mandava a chiamare tutti insieme in una sua stanza, e fattli aspettare qualche tempo in anticamera perchè riflettessero sul motivo della chiamata, incominciava a parlare come la carità sapeva suggerirgli.
- Non vi ho fatti avvertire, e non vi ho avvertiti abbastanza? Si dice di voi questo e questo: debbo crederlo? E perchè volete darmi tanti dispiaceri? Perchè volete costringermi ad un passo che mi da tanta pena? Perchè da voi stessi non aiutate D. Bosco a salvarvi? Protestate di far nulla di male! E la disobbedienza è un bene? Obbedite una volta. Non fate che vi vedano più insieme. Lasciate quei discorsi! Fatemelo per piacere. E' l'ultima volta che io vi avviso. Andatevene prima che io abbia il dolore di dovervi mandar via. Se vedo che continuate ad essere cattivi, la mia decisione è presa. Allora piangerete!".
Citare a spoposito don Bosco, tirarlo per la giacchetta, non è rendergli un grande servizio.
Come ogni anno, è il 25 aprile.
Ci tocca assistere alla rievocazione forzata di una leggenda ideologica.
La resistenza celebrata dal 25 aprile non è mai esistita, e la documentazione è ampia e disponibile. Perpetuare questa forzatura storica non aiuta certo a creare senso civico, anzi.
Con questo link potete trovare alcuni interessanti articoli sul tema.
P.S.: la nostra correzione fraterna alla banda non è servita. Le 27 persone e una bicicletta che hanno partecipato al corteo del 25 aprile sono state allietate dalla versione musicale de "Le campane di San Giusto" (della Prima guerra Mondiale, meglio conosciuta come "Le ragazze di Trieste") e, nuovamente, dal fascistissimo Inno del San marco.
Vanzago, si dice, è un paesino vivace, pieno di iniziative e di gente impegnata.
Fattostà che tutte le inziative culturali arrivano preconfezionate, uguali per tutti i comuni del distretto (amministrati tutti dallo stesso partito).
Il che fa sorgere il dubbio che, più che vivacità culturale, sia propaganda da minculpop.
la vivacità culturale è altra, come dimostra questa bella iniziativa organizzata dall'associazione culturale Nerviano Viva.
Questa associazione ha organizzato una serie di manifestazioni in onore del nostro amato Giovannino Guareschi, noto ai più (di quelli ai quali il suo nome dice qualcosa) per aver scritto i racconti della serie Don Camillo.
Ecco la presentazione dell'evento:
Esattamente il 1° maggio Giovannino Guareschi avrebbe compiuto cent’anni ed in occasione dell’evento l’Associazione Nerviano Viva (con la collaborazione e il patrocinio del Comune) ospita una tappa della MIT, la mostra antologica itinerante dedicata al creatore di Peppone e Don Camillo.
La visita della mostra che si terrà dal 26 aprile al 4 maggio presso la Sala del Bergognone dell’ex Monastero degli Olivetani permetterà di prendere confidenza con un personaggio singolare, un uomo inquieto, disobbediente e scomodo, con una personalità poliedrica e complessa, difficile da etichettare e per nulla scontata: molto moderna in definitiva.
Guareschi rivendicava per sè il ruolo dello scrittore autodidatta, senza targhette, tessere, sponde e alleanze. Era uno contro tutti ed i potenti di turno erano tutti contro uno...
A lungo ignorato dalla critica ufficiale Guareschi oggi è amato, condiviso, rimpianto; ma non ha avuto bisogno di alcuna riabilitazione perchè alle persone perbene ci pensa la gente semplice a riconoscere i meriti. La stessa piccola gente con piccoli problemi che Giovannino ha raccontato nel suo “Mondo Piccolo”, dove attorno a Don Camillo, Peppone, il Cristo Crocifisso e tanti altri personaggi si sono sviluppate le storie del microcosmo della Bassa, fatto di cose semplici ma avvolte da una grande morale, talmente vere anche quando paiono inverosimili al punto da diventare universali."
Con venti milioni di libri in ottanta lingue e cento milioni di lettori è l’autore italiano del ‘900 più letto e conosciuto nel mondo: l’appuntamento con la MIT quindi non è da perdere!
A completamento dell'evento si ricorda la particolare serata del 30 aprile "Buon compleanno, Giovannino!", nel corso della quale interverrà Alessandro Gnocchi, noto giornalista, scrittore e saggista, biografo e maggior conoscitore dell'opera di Giovannino Guareschi.

Contro l'allarmismo catastrofico degli ambientalisti, ecco un nuovo libro della premiata ditta Gaspari & Cascioli, autori dei fortunati volumi dulle bugie degli ambientalisti.
Dalla presentazione del libro: "Mentre da più parti si levano prepotenti le voci dei nuovi “profeti di sventura” della climatologia, una breve storia di tale disciplina – recente e passata – mette in luce le mille domande sul clima che ancora attendono risposta. Le pretese di verità accampate dai movimenti ambientalisti, che nel nome della salvezza del pianeta prefigurano scenari apocalittici, altro non sono che tecniche di marketing per favorire gli interessi speculativi di grandi gruppi economici.
Le testimonianze, i documenti e gli studi statistici qui raccolti mostrano che le previsioni di surriscaldamento della terra sono inattendibili. Fondate sulle manipolazioni dei pochi dati scientifici certi, queste false teorie fanno del mutamento del clima un “mito” creato a tavolino, con l’unico scopo di spargere timori infondati e di sostenere, di riflesso, il business dell’energia rinnovabile. Un’inchiesta approfondita che racconta i casi, sfata i pregiudizi e denuncia i falsi allarmismi".
Sono molti gli anniversari che ricorrono nel 2008.
Quest'anno sarà il 90mo del termine della Prima Guerra Mondiale, che ha concluso l'opera di democratizzazione e scristianizzazione politica dell'Europa.
Vedremo, poco celebrato, il 60mo della vittoria della DC sul blocco comunista del 1948, che ha fatto sì che l'Italia non divenisse una delle tante "repubbliche sovietiche".
Sarà anche il 40mo del '68, la rivoluzione in interiore homine, che ha portato la dissoluzione culturale e dei costumi che stiamo vivendo.
Al Vanzaghese piace però ricordare che quest'anno si celebra il centenario della nascita di Giovannino Guareschi, autore dei racconti di don Camillo, giornalista, polemista, contadino.
Il Vanzaghese è in grado di anticiparvi che ad aprile la mostra itinerante dedicata a Guareschi sarà ospitata a Nerviano, nella bellissima sala Begognone.
P.S.: un lettore, in riferimento a questo mio commento, mi ha scritto: insomma, allora quale è stata la "vera destra" in Italia? La vera destra, in Italia, è stata quella di Guareschi, di Gedda e dei Comitati Civici. Ed è stata uccisa dalla DC.

Consiglio la visione dell'ultimo film dei fratelli Coen, "Non è un paese per vecchi", un thriller-western vincitore del premio oscar come miglior film.
Ma ancora più calorosamente consiglio la lettura dell'omonimo libro da cui il film è tratto, del grande scrittore statunitense Cormac McCarthy.
Eccone uno stralcio:
«Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. […] Non so da quanto tempo stava lì. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. Scavato nella pietra a colpi di scalpello. E mi misi a pensare all’uomo che l’aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. Dopo di allora ho letto un po’ di libri di storia e mi sa che di periodi di pace non ne ha avuto proprio nessuno. Ma quell'uomo si era messo lì con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma secondo me non poteva essere così ingenuo. Ci ho riflettuto tanto. Ci riflettei anche dopo essermene andato da lì quando la casa era ridotta a un mucchio di macerie. E ve lo dico, secondo me quell’abbeveratoio è ancora li. Ci voleva ben altro per spostarlo, ve lo assicuro. E allora penso a quel tizio seduto li con la mazza e lo scalpello, magari un paio d’ore dopo cena, non lo so. E devo dire che l’unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. È la cosa che mi piacerebbe più di tutte».