“Anche da una fenestretta piccola se può vedere cose grandi" (Monaldo Leopardi)


Il Vanzaghese

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Verso le elezioni politiche 2008

Verso le ELEZIONI POLITICHE 2008 mettiamo al centro FAMIGLIA, VITA UMANA, BIOETICA, EDUCAZIONE - Analisi di Nuove Onde www.nuoveonde.com
nuoveonde.com
mercoledì, 07 maggio 2008
Cittadinanza vanzaghese

Si è molto discusso, nei mesi e negli anni passati, sul tempo necessario per ottenere la cittadinanza italiana.

La sinistra, che - coerentemente con i suoi principi - considera il valore dell'identità pari a zero, si è sempre battuta per la "cittadinanza più facile". Dare più facilmente la cittadinanza agli stranieri significa, per la sinistra, avere un numero consistente di potenziali elettori, così come abbassare l'età del voto (e pensare che noi torneremmo al voto a 21 anni...).

Bene, immerso in queste riflessioni, e aperto all'esperienza dei padri, il vanzaghese si è reso conto che, tradizionalmente (e chissà fino a quando, in un paese che ha perso la sua identità) la cittadinanza vanzaghese si acquista dopo la terza generazione.

Certo, si tratta di una tradizione informale, non scritta, senza valore legale (ci mancherebbe).

Però è così. Per essere "de vansac" non basta risiedere a Vanzago da 3, 5, 10 o più anni; non basta essere nati a Vanzago; non basta che i genitori si siano trasferiti a Vanzago prima della nascita: è necessario che la gente conosca i nonni.

Non è questione di tempo, ma di relazioni; non è questione di pratiche burocratiche o cerimonie, ma del riconoscimento implicito di una comunità viva.

Tutto ciò scomparirà, sommerso tra le carte della burocrazia e formalità imposte dall'alto. Ma ci permette di godere di una breve sensazione di come doveva essere costruita la società nell'ancien régime: fondata sui legami personali, che creavano l'identità della persona. Come non pensare al fatto che un pezzo di carta ha sostituito una stretta di mano, o "la parola"? Si, era una società che si reggeva sulla fiducia reciproca (sì, come il feudalesimo), costruita "dal basso". Una società senza stato, mentre adesso abbiamo uno stato senza società.

"Chi non ha vissuto negli anni prima della rivoluzione non può capire cosa sia la dolcezza del vivere" (Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, detto Talleyrand, 1754-1838).

Postato da: vanzaghese a 10:18 | link | commenti (1)
cultura, vanzago

martedì, 29 aprile 2008
Il Muratori e Vanzago

Sono rimasto molto stupito di scoprire che Lodovico Antonio Muratori, nei suoi Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 (Firenze 1827), parla di Vanzago (Tomo 18, p. 103).

Credo proprio che non si tratti del nostro paesino. Ma allora esiste un omonimo?

Curioso, no?

Postato da: vanzaghese a 21:25 | link | commenti (5)
libri, storia, vanzago

sabato, 26 aprile 2008
Don Bosco

Ho ricevuto un paio di mail "di protesta" in riferimento a questo post.

Il succo delle mail, in generale critiche verso i miei suggerimenti di maggior rigore in oratorio, può essere condensato in questa frase, tratta da una delle due: "Si ricordi che don Bosco andava a raccogliere i ragazzi di strada dalle periferie e li portava in oratorio".

Ho sentito spesso questa frase, e ogni volta mi sono domandato quale fosse la fonte, ossia se chi la pronuncia abbia mai letto uno dei numerosi libri scritti da don Bosco.

Molto spesso si è fatto di don Bosco e del suo "metodo preventivo" una sorta di "manuale dell’educatore buonista" ante litteram. Tuttavia, la pedagogia di Don Bosco non ha nulla a che fare con le moderne e sovversive "scuole attive" che sono alla radice della pedagogia marxista e, poi, progressista: don Bosco fu sicuramente un gigante anche dell'educazione cattolica, ma lo fu senza alcun compromesso con la modernità, nemmeno quella pedagogica.

E' vero, don Bosco andava a raccogliere i ragazzi delle periferie e li portava in oratorio. Ma non li teneva ad ogni costo, nemmeno per sogno. Chi non stava alle regole (spiegate "preventivamente") veniva punito, e persino allontanato.

Ecco un bravo tratto dal libro S. Giovanni Bosco, Il metodo educativo, a cura di Giuseppe Flores D'Arcais, Cedam, Padova 1941, p. 76:

"Quando però certi giovani erano stati avvertiti perchè fra di loro erano strette leghe che in un modo o nell'altro, se non vengono sciolte, finiscono con essere una peste per la comunità, e D. Bosco stesso, ma inutilmente, li aveva chiamati a sè individualmente e avvisati, ricorreva ad un altro mezzo. Li mandava a chiamare tutti insieme in una sua stanza, e fattli aspettare qualche tempo in anticamera perchè riflettessero sul motivo della chiamata, incominciava a parlare come la carità sapeva suggerirgli.

- Non vi ho fatti avvertire, e non vi ho avvertiti abbastanza? Si dice di voi questo e questo: debbo crederlo? E perchè volete darmi tanti dispiaceri? Perchè volete costringermi ad un passo che mi da tanta pena? Perchè da voi stessi non aiutate D. Bosco a salvarvi? Protestate di far nulla di male! E la disobbedienza è un bene? Obbedite una volta. Non fate che vi vedano più insieme. Lasciate quei discorsi! Fatemelo per piacere. E' l'ultima volta che io vi avviso. Andatevene prima che io abbia il dolore di dovervi mandar via. Se vedo che continuate ad essere cattivi, la mia decisione è presa. Allora piangerete!".

Citare a spoposito don Bosco, tirarlo per la giacchetta, non è rendergli un grande servizio.

Postato da: vanzaghese a 17:23 | link | commenti
cultura, libri, storia, cattolicesimo, vanzago

I cattolici e la Lega

Ha sollevato la questione l'editorialista di Famiglia Cristiana, un tempo settimanale cattolico, Beppe Del Colle, in un articolo di commento al voto: "molti cattolici del Nord Italia hanno votato per la Lega, in quanto hanno trovato «nelle visioni e nel linguaggio del Carroccio vari motivi di assonanza e di convergenza», soprattutto sull’«aumento degli immigrati, la crescita dell’islam, la paura dell’impoverimento, la crisi del ceto medio», senza che tutto questo si possa considerare semplicemente "conservatore" o "razzista"". Altra osservazione, contenuta nello stesso articolo, è il "non troppo esaltante risultato ottenuto dall’Udc e dalla Rosa bianca".

Del Colle fa riferimento ad un articolo di Franco Garelli, pubblicato sulla Stampa, dove si legge: "Anzitutto che il successo elettorale della Lega nel Nord Italia sia in parte dovuto ad un mondo cattolico che trova nelle visioni e nel linguaggio del Carroccio vari motivi di assonanza e di convergenza". Questa è la spiegazione che Garelli da del fenomeno: "Chi ben conosce la provincia settentrionale conferma l’impressione che la Lega abbia calamitato il voto di non pochi cattolici, non soltanto di quelli tiepidi, ma anche dei più attivi e convinti, che frequentano con assiduità gli ambienti religiosi. Si tratta di un mondo che non ama i grandi cambiamenti, preoccupato di un cambio di scenari che minaccino le conquiste personali e famigliari realizzate nel tempo. Non tutto questo voto può essere considerato conservatore o razzista o così etnocentrico da guardare ai diversi come ad un nemico. Ma è indubbio che l’aumento degli immigrati stranieri, la crescita dell’Islam, la paura dell’impoverimento, la crisi del ceto medio, la facciano da padrona in una popolazione che difende anzitutto gli equilibri locali e che chiede di affrontare con gradualità il nuovo che avanza. La voce della protesta, un linguaggio concreto, il richiamo ad un «senso del noi» che offre appartenenza, possono aver fatto ulteriore breccia in un mondo cattolico portato - dalla sua vocazione moderata - a enfatizzare la questione dell’ordine pubblico e dell’integrità locale". Per quanto riguarda il fallimento di Casini e Pezzotta, Garelli scrive: "La seconda indicazione di queste elezioni è il debole peso del voto identitario cattolico. Mi riferisco al successo limitato del partito di Casini, che ha puntato a mobilitare la gente non soltanto con una proposta centrista e moderata, ma soprattutto proponendosi come una casa naturale per quanti (i cattolici in particolare) intendono difendere e promuovere il ruolo pubblico della religione. In particolare, però, non ha funzionato il richiamo di Pezzotta, che intendeva mietere il grano di una mobilitazione cattolica di popolo come quella del Family Day".

Famiglia Cristiana ritorna sull'argomento con un articolo che compare sul numero appena uscito: "Bossi ha saputo intercettare bisogni diffusi e reali. Non è stato un voto di protesta. La gente vuole sicurezza, meno tasse, più efficienza nei servizi pubblici, meno burocrazia, maggiore tutela delle piccole e medie imprese dalla concorrenza straniera... e, dulcis in fundo, il federalismo fiscale".

Ci torna anche Garelli, sempre sulla stampa, e questa volta sembra aver centrato il cuore del problema. Vediam qualche passaggio-chiave: "Da alcuni anni a questa parte i vertici della chiesa si sono fortemente impegnati per dar rilievo pubblico ai valori «cattolici», ritenendo che il sentire della gente (sulla vita, la bioetica, l’educazione) fosse molto più in sintonia con la visione cristiana della realtà di quanto espresso e riconosciuto dagli opinion leaders e dai grandi mezzi d’informazione. [...] Su molte questioni emergenti (immigrazione, ordine pubblico, localismo, federalismo fiscale) vari vescovi del Nord sono in difficoltà a farsi portavoce di una posizione solidaristica che mal si concilia sia col sentire della gente sia con le proposte della Lega. [...] In questi territori sembra essersi creata una frattura tra l’appartenenza religiosa e quella politica. Le molte parrocchie e realtà ecclesiali che operano nel Paese danno certamente un contributo di rilievo ai problemi sociali emergenti, con il volontariato cattolico impegnato nel far fronte alle vecchie e nuove forme di povertà, con i gruppi che si occupano della formazione dei giovani, con le associazioni che si dedicano ai temi del lavoro e della precarietà. Ma questo insieme di risorse sembra poco in grado di intercettare e di orientare il sentire della gente, di raccordarsi alle istanze di milioni di persone che pure incontrano".

Leggendo Famiglia Cristiana e Garelli si ha l'impressione che abbiano tuttli gli elementi del puzzle, ma che non sappiano metterli insieme.

Il problema, dal mio punto di vista, è che i paolini, Garelli, i "vescovi del nord" e pure parecchi parroci abbiano categorie vecchie e ormai inutili. Sembra che il loro cattolicesimo si sia fermato a 30 anni fa, nel 1978, quando fu eletto Giovanni Paolo II. Da allora, nel mondo cattolico, di cose ne sono successe parecchie; Giovanni Paolo II è morto e ora abbiamo un suo successore (e la parola non è casuale). E' un caso se la parrocchia ha organizzato per il 2 maggio una gita al paese natale di Giovanni XXIII?

Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno insegnato, nel loro Magistero, quali siano i punti di riferimento per il comportamento dei cattolici in politica; sono i famosi "principi non negoziabili, che Benedetto XVI ha riassunto nel discorso al Partito Popolare Europeo: vita, famiglia, educazione.

Ora, dati alla mano, nero su bianco, è inoppugnabile che il partito che è maggiormente in sintonia con questi principi è la Lega Nord. Non si tratta quindi - come dicono Del Colle e Garelli - di un voto per "sicurezza, meno tasse, più efficienza nei servizi pubblici, meno burocrazia, maggiore tutela delle piccole e medie imprese dalla concorrenza straniera e federalismo fiscale". Si tratta di un voto per la vita, la famiglia e l'educazione.

I cattolici italiani - anche, perchè no, in assenza di riferimenti pastorali più vicini - si sono lasciati educare dal papa. Si veda il popolo del Family Day, di Radio Maria, del Timone, di Totus Tuus. La stampa (minuscolo) e un certo mondo cattolico no. Ed è per questo che non capiscono il voto dei cattolici, o lo interpretano in modo - francamente - poco soddisfacente. Se "vari vescovi del Nord sono in difficoltà a farsi portavoce di una posizione solidaristica" è perchè neppure loro sono in sintonia con il papa. Il popolo cattolico, invece, si. Sarà per questo che le parrocchie e gli oratori si svuotano (a meno di renderli a "bassa soglia") mentre i movimenti ecclesiali spopolano? Scrive Garelli: "La crisi del cattolicesimo politico appare evidente, per la difficoltà a comprendere il nuovo che avanza e a individuare norme forme di rappresentanza". E' un certo cattolicesimo politico, quello democristiano, dei professorini, della Bindi e di Prodi che è in crisi. E che, anzi, sta per scomparire per sempre. Doveva essere una svolta, è stata una parentesi, e pure breve. E' già finita. E ciò che questo mondo politico cattolico (quello della "posizione solidaristica") ha difficoltà a comprendere è il magistero pontificio, il papa, la Chiesa, il cattolicesimo.

E' per questo che la gente non ha votato Pezzotta o Casini. Non è una crisi del "voto identitario" cattolico, anzi: è che Casini e Pezzotta non rappresentano l'identità cattolica. Casini si è autoproclamato portavoce dei valori cattolici in campagna elettorale, ma nessuno si è mai accorto che lo fosse fino a quel momento. E Pezzotta non rappresenta il popolo del family Day; è semplicemente uno dei pochi volti noti che ha accettato di mettere la sua faccia su una iniziativa a rischio di fallimento, contro il governo, contro la sinistra, contro i "cattolici adulti". Come dire, qualcuno, quel giorno, sul palco bisognava pure mettercelo. Chi ha seguito la diretta televisiva ricorda benissimo che il vero front man dell'evento è stato Giovanni Paolo II; è lui che ha fatto alzare in piedi due milioni di persone, li ha fatti commuovere, applaudire. Pezzotta non se lo è filato nessuno.

Il popolo cattolico segue il papa. In mancanza di meglio vota Lega. C'è un vescovo o un parroco che stia dalla stessa parte?

Postato da: vanzaghese a 15:38 | link | commenti (10)
cultura, politica, cattolicesimo, vanzago

venerdì, 25 aprile 2008
E, come ogni anno, è il 25 aprile

Come ogni anno, è il 25 aprile.

Ci tocca assistere alla rievocazione forzata di una leggenda ideologica.

La resistenza celebrata dal 25 aprile non è mai esistita, e la documentazione è ampia e disponibile. Perpetuare questa forzatura storica non aiuta certo a creare senso civico, anzi.

Con questo link potete trovare alcuni interessanti articoli sul tema.

P.S.: la nostra correzione fraterna alla banda non è servita. Le 27 persone e una bicicletta che hanno partecipato al corteo del 25 aprile sono state allietate dalla versione musicale de "Le campane di San Giusto" (della Prima guerra Mondiale, meglio conosciuta come "Le ragazze di Trieste") e, nuovamente, dal fascistissimo Inno del San marco.

Postato da: vanzaghese a 09:37 | link | commenti (8)
cultura, politica, libri, storia, vanzago

giovedì, 24 aprile 2008
Modesta proposta per l'oratorio di Vanzago

Continua l'accanimento terapeutico nei confronti dell'oratorio di Vanzago.

Accanimento terapeutico perchè l'oratorio, come luogo di apostolato, ha ormai smesso di esistere. E' ormai ridotto ad un surrogato di Centro Sociale, con un'unica finalità ludico-ricreativa. Centro Sociale Autogestito, perchè tutti le religiose ed i sacerdoti che hanno tentato di raddrizzare la situazione sono scappati, e i parroci che hanno tentato di fare il loro lavoro si sono ammalati entrambi.

Ormai l'oratorio è in preda a genitori 40-50enni, in preda a utopie nostalgiche di un'epoca d'oro che non c'è mai stata, che rendono il luogo invivibile per i ragazzi, diseducativo, e che all'oratorio chiedono solo un posto dove parcheggiare (gratis) i loro figli maleducati, in modo che possano fare in un luogo privato ciò che i loro genitori non vogliono che facciano in strada (chissà che differenza c'è...).

La modesta proposta del Vanzaghese è la seguente.

Il comune di Vanzago utilizzi parte del patrimonio (che sembra cospicuo) per un CAG (Centro di Aggregazione Giovanile) o un Centro Sociale che dir si voglia, e ne affidi la gestione ad una cooperativa sociale. I genitori potranno stare tranquilli: ai loro figli saranno garantite lezioni di educazione sessuale fin dall'infanzia, sperimentazione di droghe leggere, corsi di "libero pensiero", antiberlusconismo, pacifismo e ecologismo. Ovviamente, i ragazzi ed i giovani frequentanti il Centro Sociale avranno libero accesso alla palestra comunale e al campo sportivo. Il centro potrebbe essere realizzato negli spazi dell'attuale Casa delle Associazioni.

A questo punto, l'oratorio sarà finalmente libero dai bravi bambini e dai loro genitori, e potrà nuovamente tornare ad essere quello che è: un luogo di apostolato.

Postato da: vanzaghese a 22:37 | link | commenti (12)
cultura, cattolicesimo, vanzago

martedì, 22 aprile 2008
Guareschi a Nerviano

Vanzago, si dice, è un paesino vivace, pieno di iniziative e di gente impegnata.

Fattostà che tutte le inziative culturali arrivano preconfezionate, uguali per tutti i comuni del distretto (amministrati tutti dallo stesso partito).

Il che fa sorgere il dubbio che, più che vivacità culturale, sia propaganda da minculpop.

la vivacità culturale è altra, come dimostra questa bella iniziativa organizzata dall'associazione culturale Nerviano Viva.

Questa associazione ha organizzato una serie di manifestazioni in onore del nostro amato Giovannino Guareschi, noto ai più (di quelli ai quali il suo nome dice qualcosa) per aver scritto i racconti della serie Don Camillo.

Ecco la presentazione dell'evento:

Esattamente il 1° maggio Giovannino Guareschi avrebbe compiuto cent’anni ed in occasione dell’evento l’Associazione Nerviano Viva (con la collaborazione e il patrocinio del Comune) ospita una tappa della MIT, la mostra antologica itinerante dedicata al creatore di Peppone e Don Camillo.
La visita della mostra che si terrà dal 26 aprile al 4 maggio presso la Sala del Bergognone dell’ex Monastero degli Olivetani permetterà di prendere confidenza con un personaggio singolare, un uomo inquieto, disobbediente e scomodo, con una personalità poliedrica e complessa, difficile da etichettare e per nulla scontata: molto moderna in definitiva.

Guareschi rivendicava per sè il ruolo dello scrittore autodidatta, senza targhette, tessere, sponde e alleanze. Era uno contro tutti ed i potenti di turno erano tutti contro uno...

A lungo ignorato dalla critica ufficiale Guareschi oggi è amato, condiviso, rimpianto; ma non ha avuto bisogno di alcuna riabilitazione perchè alle persone perbene ci pensa la gente semplice a riconoscere i meriti. La stessa piccola gente con piccoli problemi che Giovannino ha raccontato nel suo “Mondo Piccolo”, dove attorno a Don Camillo, Peppone, il Cristo Crocifisso e tanti altri personaggi si sono sviluppate le storie del microcosmo della Bassa, fatto di cose semplici ma avvolte da una grande morale, talmente vere anche quando paiono inverosimili al punto da diventare universali."

Con venti milioni di libri in ottanta lingue e cento milioni di lettori è l’autore italiano del ‘900 più letto e conosciuto nel mondo: l’appuntamento con la MIT quindi non è da perdere!
A completamento dell'evento si ricorda la particolare serata del 30 aprile "Buon compleanno, Giovannino!", nel corso della quale interverrà Alessandro Gnocchi, noto giornalista, scrittore e saggista, biografo e maggior conoscitore dell'opera di Giovannino Guareschi.

Postato da: vanzaghese a 13:36 | link | commenti (3)
cultura, politica, libri, storia, cattolicesimo, vanzago

domenica, 20 aprile 2008
Le nostre radici

A Vanzago si sente spesso parlare di salvaguardia delle tradizioni, anche se poi le vediamo sparire un poco alla volta, senza che nessuno abbia mai niente da ridire, nemmeno un mugugno.

E' comprensibile che la sinistra (perchè a loro si deve imputare la dissoluzione della nostra identità vanzaghese), per sua natura portata alla dissoluzione delle radici, abbia una visione "museale" delle tradizioni, cioè qualcosa da mettere in vetrina soprattutto con la funzione di dimostrare il bel progresso che abbiamo avuto.

Questa non è tradizione, questa è conservazione. Il termine tradizione deriva dal latino "tradere", che significa "consegnare". La tradizione è qualcosa di vivo, o non è.

Un'altra distorsione frequente, quando si parla di tradizione, è limitarci agli aspetti superficiali della "consegna": i vestiti, l'aria pulita, il cibo sano, le galline...

La tradizione è un orizzonte culturale, una visione del mondo, dei valori, credenze, rapporti sociali. Siamo sicuri che i nostri "sinistri" apprezzino la religiosità, il modello familiare, l'impostazione sociale ed economica di 150 anni fa? Non credo. Ciò che a loro piace del mondo dei nostri nonni è qualche cappello di paglia e qualche immagine agreste.

Per avere una idea di come funzionava il nostro mondo al tempo che fu, vi consiglio di dare un'occhiata al film capolavoro di Ermanno Olmi, L'albero degli zoccoli. Ecco un sito amatoriale dedicato al film.

Buona visione.

Postato da: vanzaghese a 18:15 | link | commenti
cultura, politica, vanzago

sabato, 19 aprile 2008
Come hanno votato i vanzaghesi

Vediamo come hanno votato i vanzaghesi alle ultime elezioni politiche.

Questi i risultati della camera:

Ecco cosa è successo per quanto riguarda la camera. La coalizione PdL+Lega supera quella composta da PD e IdV; tuttavia il primo partito a Vanzago è il PD (1773 rispetto ai 1694 del PdL). La Lega raggiunge quasi mille voti (994), mentre Di Pietro 279. I veterocomunisti (Sinistra Critica+Sinistra Arcobaleno+Partito Comunista dei lavoratori) hanno preso 273 voti (203 la Sinistra Arcobaleno). Ferrara 20 voti, il Partito Socialista 51, La Destra (incredibile) 122; Casini (altrettanto curioso) 235 voti.

Analizzando il voto per sezioni, il PdL supera il PD in tutte le sezioni tranne due (che bastano all'ultimo per superare l'avversario), la 7 e la solita sezione 1.

Confrontanto i risultati con quelli del 2006, si nota che l'attuale PdL ha perso qualche voto (1377 FI + 518 AN = 1895); l'Ulivo nel 2006 ha preso 1680 voti, ora il PD 1773. L'UDC è rimasto pià o meno stabile; la Lega ha quasi raddoppiato i voti (da 537 a 994). I socialisti hanno subìto un vero tracollo (181 nel 2006, 51 oggi). Di Pietro ha quasi raddoppiato i voti, mentre i "fascisti", che adesso sono andati bene, nel 2006 erano quasi inesistenti (Mussolini e Fiamma Tricolore). I vetero comunisti nel 2006 hanno preso 668 voti, parecchi più di oggi.

Questi i risultati delle ultime elezioni al senato:

Al senato non ci sono risultati molto differenti da quelli della camera, se non per il fatto che il divario tra PdL e PD si assottiglia a soli 45 voti. Al senato si è presentata pure Forza Nuova, che è riuscita a prendere 19 voti (la cosa mi sorprende parecchio).

Come per la camera, le uniche due sezioni dove il PD supera il PdL sono la 1 e la 7.

Anche al senato, rispetto al 2006, la Lega ha raddoppiato i voti e il PdL ha perso qualcosina.

Che dire? Vanzago si riconferma essere un paese catto-comunista, e resta la particolarità della sezione 1, più rossa delle altre.

Postato da: vanzaghese a 00:20 | link | commenti (2)
politica, vanzago

martedì, 15 aprile 2008
Urca urca tirulero, oggi splende il sol!

Cacciati il principe-Giovanni-Prodi, lo sceriffo-di-Nottingham-Visco, ci godiamo questa splendida giornata di sole.

Il bene ha trionfato, e sui visi della gente è tornato il sorriso (tranne ai cattivi).

Passiamo ora ad una breve, soggettiva ed artigianale analisi dei risultati del voto.

Berlusconi

Quando, con l'ormai celebre "discorso del predellino", ha annunciato la creazione del partito unico dei moderati è partita la solita selva di ironie e sghignazzi. Bene, ha avuto ragione lui, come al solito. Ha preso quasi il dieci per cento in più del suo avversario, quasi metà dei voti degli italiani, e senza Casini. Un trionfo. Un pronostico facile: durerà cinque anni. L'unico problema aperto resta la successione. Menomale che Silvio c'è.

Bossi

Quello della Lega è stato un botto clamoroso, più dell'otto per cento in Italia (ed era presente solo al nord). C'è chi dice che la Lega ha tolto voti a Bertinotti, ed è ora il nuovo "partito dei lavoratori". Balle. La classe operaia non esiste più, e le cause del tracollo dei comunisti sono altre. Se volete sapere perchè la lega ha fatto il botto leggete qui.

Fini

Un gran furbacchione. Ha vinto, ma quanto vale? Ha evitato di contarsi, di subire il voto utile ed ha ipotecato la successione del cavaliere. Fattostà che, se davvero erediterà, smetterò di votare PDL.

Casini

Prende il 5.6% circa sia alla camera che al senato, ed è l'unico dei "piccoli" a superare lo sbarramento per entrare in parlamento. Due anni fa aveva il 6.7%. Il suo vantaggio era quello di raccogliere i voti moderati di quelli ai quali stava sulle balle il cavaliere. Anche questa volta ha scommesso su questo, e ha perso. Cioè gli è andata bene, ma di un soffio. Ha sofferto il voto utile? Può darsi. Come può darsi che sia finito. In fondo si tratta di un portaborse democristiano, che ha avuto i massimi successi della sua carriera grazie a Berlusconi.

Veltroni

Dopo i danni che ha fatto Prodi solo Superman avrebbe potuto battere Berlusconi. Avrebbe potuto comunque tutta la manfrina sulla rimonta strepitosa...

Ferrara

Prende lo 0.3%, puntava al 4%. Una sconfitta. Mi dispiace. Con l'apparentamento sarebbe andata diversamente. Peccato che abbia trascinato con sè anche l'opposizione all'aborto...

Grillo

Grillo Beppe, non la lista dei suoi amici (0.1%). E' stato il Masaniello dell'antipolitica, ha gridato per mesi "Astensione! Astensione!". Ha votato l'80% contro 83% del 2006. Un leggero calo, ma una percentuale superiore all'80% è comunque straordinaria. Meglio il partito dei suoi amici di lui. Torni a fare il comico.

Nani e ballerine

Luxuria, Grillini, Caruso, D'Elia... Tutti a casa. Finalmente avremo un parlamento senza gay, transessuali, terroristi e disadattati. Un paese normale.

I trombati

Boselli, con il suo anticattolicesimo ottocentesco, ha ottenuto che il partito socialista, dalla storia centenaria, non ha ottenuto nemmeno un seggio in parlamento. Probabilmente, se avesse continuato ad occuparsi dei diritti dei lavoratori sarebbe andato un pò meglio. Probabilmente.

Stesso risultato Bertinotti e la compagine comunista associata. Credo che lui sia la principale vittima del voto utile (contro Berlusconi). Tutti a piangere: io non ne sentirò la mancanza. Meglio così.

Idem per la Santanchè: ha voluto mettersi la camicia nera e fare la dura e pura di destra. Ragionevole, visto gli sbandamenti di Fini. Ma sotto la camicia avrebbero dovuto esserci delle idee, e non quello che ha sventolato per tutta la campagna elettorale...

Legge elettorale

Pochi l'hanno notato, ma questa volta il "porcellum" ha funzionato...

Lombardia

Il PDL prende più del 50% dei voti. La Lega il 20%. Il PD nemmeno un terzo.

Vanzago

Ecco i risultati di Vanzago.

PDL+LN: camera 2.688 senato 2.544

PD+IDV: camera 2.052 senato 1.948

Vincono anche qui Lega e Berlusca. Sono circa 600 voti di scarto. Certo, sono le politiche, ma Vanzago è un paese cattocomunista...

Il Vanzaghese

Un fiuto politico notevole, no?  Adesso è felice e si godrà 5 anni di relativa tranquillità in un paese finalmente normale.

Buon lavoro, presidente.

Postato da: vanzaghese a 13:32 | link | commenti (13)
politica, vanzago